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L'EDITORIALE E LE LETTERE

Il razzismo c'e', dirlo non e' «di sinistra»

di Michele Brambilla -

02 agosto 2018, 14:54

Il razzismo c'e', dirlo   non e' «di sinistra»

Caro direttore,
purtroppo anche lei, e mi dispiace dirlo perché la stimo tanto, è caduto nel tranello del finto razzismo. Il 90 % delle testate giornalistiche e televisive (in mano alla sinistra da decenni) hanno enfatizzato il fatto che la povera Daisy sia stata colpita da un uovo, e qualcuno (non tutti) ha solo accennato che le uova hanno colpito anche tre signore (di pelle bianca) che uscivano da un ristorante e la casa di un pensionato (anch'esso bianco). Quindi perché strumentalizzare ogni cosa? Me lo posso aspettare da Agorà, da Santoro, da Fazio o da tanti altri, ma da lei no. (…)

Giorgio Foscili

Direttore: anche Lei ??!
A cosa dobbiamo questo omaggio al politicamente corretto? Ma non poteva proprio risparmiarselo? Sappiamo benissimo che il peso degli accadimenti, quando non si tratti di eclatanti catastrofi, è determinato dai media. I quali media in questo momento sono in gran parte impegnati a demonizzare il Ministro dell'Interno per cui... Sinceramente, ma lei è la stessa persona che scrisse “L'eskimo in redazione”?
Lettera firmata

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MICHELE BRAMBILLA
Sì, sono la stessa persona che ha scritto “L’Eskimo in redazione”, un libro che viene ristampato da 28 anni (quest’anno addirittura da due editori) e che documenta il vigliacco negazionismo della stragrande maggioranza dei giornalisti sulla violenza di estrema sinistra degli anni Settanta.
Sono anche la stessa persona che nelle ultime settimane ha difeso Matteo Salvini quando ha detto che gli immigrati vanno «aiutati a casa loro»: è vero, verissimo che l’unico modo per aiutarli davvero sarebbe liberare l’Africa dai tiranni e dalle guerre che costringono centinaia di migliaia di disperati a tentare di emigrare.
Sono anche la stessa persona che la scorsa settimana ha difeso il medesimo Salvini, che Famiglia Cristiana - con una copertina che non fa onore alla sua storia - ha accostato a Satana. Sono la stessa persona che ieri ha ospitato, su questo giornale, in prima pagina, un commento (di Vittorio Testa) che stigmatizza il pessimo post su Facebook di un sindaco del Pd che ha evocato piazzale Loreto mettendo il ministro dell’Interno a testa in giù.
Ma ho fatto tutto questo semplicemente perché sono un giornalista, e come tale devo cercare di essere libero. Il mio mestiere non è quello di schierarsi sempre e pregiudizialmente da una parte, bensì osservare la realtà e cercare di comprenderla. E la realtà, cari lettori, è (anche) che il razzismo c’è eccome, a prescindere dal motivo per cui a Torino abbiano tirato quelle uova.
Spesso viene rivolta la seguente domanda: «Secondo lei l’Italia è un Paese razzista?» Non credo esista una domanda più stupida. Non si può rispondere a una domanda del genere. Perché l’Italia è tante cose e tante persone: c’è tanta accoglienza, tanta solidarietà, tanta indifferenza. E poi ci sono pure tanti razzisti, ce ne sono sempre di più. E se ci sono, e stanno prendendo sempre più fiato, noi dobbiamo scrivere che ci sono e che stanno prendendo sempre più fiato. Nell’editoriale di martedì, quello cui fate riferimento nelle vostre lettere, ho scritto che se il problema è esploso è anche per colpa di chi ha voluto negare troppo a lungo i rischi di una immigrazione mal gestita. Quindi non sono né cieco né sordo. Ma non dovreste esserlo neppure voi: guardatevi in giro, ascoltate i discorsi che si fanno sempre più di frequente. E chiedetevi se il clima non è cambiato.
Sì, sono quello dell’“Eskimo in redazione”, che trovate ancora con la prefazione di Montanelli: e non credo proprio che il grande Indro oggi approverebbe certi toni contro gli immigrati. Sono quello dell’“Eskimo in redazione”, non appartengo alla consorteria degli intellettuali engagé politicamente corretti, detesto gli appelli contro Salvini come anni fa detestavo quelli contro il commissario Calabresi, ma proprio per questo dovreste riflettere su quello che ho scritto.
Perché poi, vedete, il problema è soprattutto quell’eterno vizio degli italiani che è il conformismo. Ai tempi dell’eskimo il conformismo era seguire la scia del Sessantotto e dei suoi frutti avvelenati. Ma adesso? Non vi dice niente il fatto che la Lega il 4 marzo scorso era al 18 per cento e oggi sia sopra al 30? Hanno cambiato idea così in tanti in soli tre mesi? O ancora una volta gli italiani trovano comodo salire sul carro dei vincitori? Stiamo a vedere, perché poi le cose ai nostri tempi cambiano molto in fretta: Giorgetti, uno dei leghisti più preparati e intelligenti, ha detto ai suoi parlamentari di tenere sulla scrivania una foto di Renzi, per ricordarsi sempre come passa presto la gloria del mondo. E come si assiste poi al festival dei voltagabbana.
Sì, sono quello che ha scritto l’“Eskimo in redazione” ma sono soprattutto - ho l’onore di essere soprattutto – al servizio di un giornale che ha quasi tre secoli di storia e che ha come missione quella di raccontare un territorio, senza nascondere la realtà.
Infine, consentitemi una battuta: basta con questa storia del potere dei media, che sarebbero poi «tutti di sinistra». Oggi chi manipola le teste non sono i giornali, ma i social, con le loro news più o meno (più più che meno) fake. Guardate chi ha vinto le elezioni in America e in Italia, e poi ditemi se il popolo si fa ancora condizionare dai giornali (ammesso che si siano mai fatti condizionare davvero).