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Caso sms, per il Parma è il giorno della verità: ci sono in gioco punti pesanti

di Sandro Piovani -

09 agosto 2018, 11:13

Caso sms, per il Parma è il giorno della verità: ci sono in gioco punti pesanti

Tutto iniziò il 14 maggio quando tre whatsapp di Calaiò destinati all'amico De Col dello Spezia furono segnalati alla Procura Federale sportiva. Il contenuto è noto: «Pippein e cazzein» abbinati alla raccomandazione di non giocare troppo duro. Per la Procura, dopo settimane di indagini, di interrogatori, di controlli incrociati, è stato un tentativo di illecito dell'attaccante, con il Parma chiamato in causa per responsabilità oggettiva.
Dopo il primo dibattimento, richieste pesantissime: quattro anni di squalifica per Calaiò e -2 da scontare nel passato campionato (che avrebbe significato ancora serie B) o, in subordine, sei punti di penalizzazione da scontare in serie A. Con il Palermo spettatore più che interessato e ammesso al dibattimento come parte interessata.
Dopo qualche giorno la prima sentenza: il verdetto era stato un -5 al Parma nel prossimo campionato di A e due anni di squalifica al giocatore.
Quindi sono scattati i ricorsi: del Parma, di Calaiò ma anche del Palermo, tutti insoddisfatti dal rispettivo punto di vista da queste decisioni. Nessun ricorso invece da parte della Procura Federale, evidentemente soddisfatta di quanto deciso dal tribunale sportivo.
E oggi si discuteranno appunto i ricorsi. Alle 14 i legali delle parti in causa (Parma, Calaiò e Palermo) terranno le loro considerazioni e le controdeduzioni. Lecito chiedersi cosa ci si possa aspettare questa sera: la speranza è che tutto venga cancellato o, in subordine, che venga derubricato da tentato illecito a slealtà sportiva, con una sensibile diminuzione delle pene. Per Calaiò e per il Parma e per gli oltre novemila abbonati di uno dei club più virtuosi della A.