Sei in Archivio

EDITORIALE

Le assunzioni più difficili nel Nord deluso e tradito

di Michele Brambilla -

09 agosto 2018, 16:58

Le assunzioni più difficili nel Nord deluso e tradito

Matteo Salvini, in un'intervista al Foglio di domenica, ha detto che le critiche al Decreto Dignità sono arrivate solo da «qualche imprenditore politicamente schierato». Sullo stesso quotidiano, l'altro ieri, sono intervenuti in replica i sei presidenti delle Confindustrie di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Liguria. Non si tratta quindi di «qualche imprenditore», visto che queste sei Confindustrie valgono il 52,8 per cento del Pil italiano, 86.800 imprese e 4 milioni di dipendenti. Né si può dire che siano «politicamente schierate in modo avverso», visto che la Lega è al governo in quattro di queste sei regioni; e anche nelle altre due, pur se all'opposizione, fa il pieno di voti.
Eppure, tutti i sei presidenti confindustriali del Nord hanno espresso una fortissima contrarietà al Decreto Dignità, in particolare per i molti paletti che complicano, e di molto, le assunzioni a tempo determinato. Certo, si può pensare che gli industriali facciano i loro interessi. Ma bisogna essere accecati dall'ideologia per non capire che, in un periodo come questo, i loro interessi sono più che mai quelli dei lavoratori, soprattutto dei giovani che faticano a trovare lavoro. I contratti a tempo determinato sono in Italia al 15 per cento, nella media europea. Renderli più difficili significherà aumentare la disoccupazione. E a soffrirne, più che gli industriali, saranno i disoccupati.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it