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INTERVISTA

«Il teatro non è una divinità. Va riportato tra la gente»

di Francesca Ferrari -

11 agosto 2018, 00:05

«Il teatro non è una divinità. Va riportato tra la gente»

Per tutto il mese di luglio si è respirata un’atmosfera rilassata e giocosa in quel di via Pini! Nell’area all’aperto di fronte alla sede del Teatro del Cerchio - sede che, secondo l’impegno preso dalle istituzioni, dovrebbe ospitare per l’ultimo anno la stagione, nella prospettiva del trasferimento in un locale più consono alla molteplice attività del teatro- anche la quinta edizione della rassegna «Spazi d’Ozio» ha mantenuto vivace il carnet di appuntamenti offerto ad adulti e bambini. Teatro, musica, arte circense, incontri, laboratori: tutto allestito in una cornice estiva nel verde che prevedeva anche momenti conviviali, per restituire al meglio lo spirito di una proposta artistica e aggregativa vocata alla leggerezza e alla sospensione dallo stress cittadino. A parlarcene è il direttore Mario Mascitelli, con qualche anteprima sulla stagione 2018-2019.

Soddisfatto della rassegna «Spazi d’Ozio» di quest’anno?

«Direi proprio di sì. E’ stata la consacrazione della stagione estiva del Cerchio. I numeri, i riconoscimenti e l’affluenza hanno testimoniato che la rassegna non solo è conosciuta, ma anche molto gradita. Particolare successo ha riscosso il concorso internazionale di circo, sia per numero di artisti partecipanti, sia per l’alta qualità degli spettacoli»

Da cosa è nata l’idea di puntare sul circo, addirittura con un concorso internazionale?

«Il Teatro del Cerchio sta seguendo da anni, come compagnia, una ricerca orientata al teatro per ragazzi e, nello specifico, all’arte circense con spettacoli spesso costruiti in chiave clownesca. E’, quindi, un linguaggio a noi molto caro. Inoltre, non volevamo intersecarci con altre iniziative teatrali in città. Percorrendo una via di programmazione originale, abbiamo completato l’offerta locale. Più in generale, comunque, Spazi d’Ozio è questo: un luogo dove recuperare il tempo per se stessi. Spesso il pubblico ci dice “sembra di stare in un mondo a parte, fuori dalla città e dal suo caos”»

Novità di quest’anno la mini rassegna «Gente di Parma». Come è andata?

«Abbiamo avuto, sia dal pubblico che dagli artisti coinvolti, un ottimo riscontro. Molti hanno sottolineato che la formula delle serate parmigiane, con “il dialogo con l’attore a tavola” e poi il racconto sul palco di protagonisti della vita di Parma, rappresentava la chiave giusta per avvicinare la gente al Teatro, suggerendo una modalità di partecipazione più diretta. Il teatro e l’attore non sono divinità intoccabili: bisogna riportare il teatro fra la gente».

Sul sito www.teatrodelcerchio.it già si legge la data di presentazione della prossima stagione: 21 settembre. Qualche anticipazione?

«Questa sarà l’ultima stagione nella sede di via Pini e vogliamo congedarci da un luogo che è stato una casa con una stagione particolare che includa alcuni nostri importanti spettacoli, ma non solo: avremo la nuova produzione di Antonio Zanoletti, lo sviluppo del Progetto studio con l’Università, una festa teatrale dedicata alle fiabe di Andersen, i vincitori del premio In-box e tante ospitalità pluripremiate. Daremo grande spazio alla tematica sociale, perché il nostro percorso va verso un teatro poetico legato alla contemporaneità. Nella persistente incertezza per l’assegnazione della futura sede, e pur riservando fiducia nelle autorità che di certo hanno a cuore l’impegno svolto dal teatro, la più grande forza ci arriva dall’affetto del pubblico che ci segue e sostiene. Sapremo ricambiarlo anche quest’anno».