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PARMA

"Vita Nuova" diventa inserto di Avvenire e licenzia due persone: sindacati sul piede di guerra

10 agosto 2018, 21:16

«Vita Nuova, il settimanale della Diocesi di Parma, annuncia la propria trasformazione in inserto settimanale del quotidiano cattolico Avvenire e licenzia due dipendenti su quattro - una giornalista e una poligrafica/grafica con mansioni polivalenti - nonostante la possibilità di accedere ai contratti di solidarietà che avrebbero garantito per 36 mesi la stessa riduzione nel costo del lavoro». Lo affermano, in una nota congiunta, il sindacato dei giornalisti - Fnsi nazionale e Aser dell’Emilia-Romagna - con la Slc-Cgil di Parma, giudicando questo «un comportamento inaccettabile»: «Nessuna comunicazione ai sindacati, nessun rispetto delle regole contrattuali».
«Alle lavoratrici, nella redazione di Vita Nuova dal 1990 e dal 2000 - prosegue la nota - sono state consegnate le lettere di licenziamento», ai sindacati «non sono state fornite le informative» e «di questo comportamento antisindacale l’Opera sarà chiamata a rispondere in sede giudiziaria». All’incontro chiesto dai sindacati l’Opera Diocesana, con la dg Elena Cardinali assistita da un legale, «non ha dato alcuna disponibilità ad affrontare attraverso gli ammortizzatori sociali disponibili quella che sembra essere una riorganizzazione, a dir poco, nebulosa. Nelle lettere di licenziamento - che i sindacati chiedono di ritirare - si fa riferimento al progetto Avvenire al servizio delle diocesi». Ai sindacati «è stato detto che Vita Nuova cessa le pubblicazioni, dimezza il personale e diventa un inserto di Avvenire al cui direttore risponderanno direttamente i giornalisti rimasti». Ora si chiederà «un incontro al quotidiano cattolico, indicato dall’Opera diocesana come il nuovo editore, per discutere del progetto Avvenire al servizio delle diocesi che sta determinando la cancellazione di tanti posti di lavoro, evitabile in molti casi attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali».
Inoltre è stata offerta «alle lavoratrici, che già sono part time a 24 e 14 ore settimanali, l’alternativa della ricollocazione - materialmente, economicamente e professionalmente insostenibile - in altra categoria professionale, con riduzione della retribuzione ed a 400 chilometri di distanza. Condizioni che non rispondono alle previsioni di legge e che si commentano da sole». Senza contare che «l'inquadramento di una delle lavoratrici licenziate era stato regolarizzato, rispetto alle mansioni realmente svolte, appena due anni fa, al termine di un’aspra trattativa». Ora i sindacati «metteranno in campo ogni azione sindacale e legale a tutela delle lavoratrici».