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EDITORIALE

Mall e grandi opere, ecco a cosa servono

di Michele Brambilla -

12 agosto 2018, 15:20

Mall e grandi opere, ecco a cosa servono

Quando troviamo l’Autosole bloccata ad esempio per un incidente, e usciamo per imboccare la Statale, dovremmo almeno qualche volta pensare che quella Statale - la via Emilia - fu costruita dai Romani un paio di millenni fa: così come decine di meravigliosi acquedotti sparsi per l’Europa, così come la Cloaca Massima, tuttora funzionante come fognatura della capitale. Erano le grandi opere dell’Impero, e chissà se anche allora c’era qualcuno, nell’Urbe, a contestarne l’edificazione, a sostenerne l’inutilità. Del resto, tornando all’Autosole, quando fu costruita ci fu chi la profetizzò deserta, visto il numero esiguo di automobili allora in circolazione. Ma le grandi opere sono quello che più ci resta delle passate civiltà, lontane o vicine che siano nel tempo.
Oggi chi le contesta è anche al governo, e in nome di un’ideologia che non so che cosa ci possa riservare in futuro (la «decrescita felice...») si ripetono slogan e si formano comitati all’insegna del “no” sempre e comunque. No Tav, no Tap, no alla Pedemontana, no al Terzo Valico... Le grandi opere sono demonizzate, considerate solo fonti di guadagni privati e non anche un qualcosa di utile per tutti.
Anche a Parma sentiamo ripetere, con cadenza regolare, molti “no” giustificati più con pregiudizi che con analisi serie. È stata la volta della TiBre, oggi tocca al mall, il grande centro commerciale che sorgerà nell’area della ex Salvarani, vicino all’aeroporto. Che cosa si contesta, al mall? Intanto, le solite obiezioni di carattere ambientale; poi, di danneggiare l’aeroporto; infine, di uccidere i negozi del centro. Ma quanto sono fondate, queste obiezioni?
Cominciamo dalla prima, quella cara agli ambientalisti. Il mall danneggerà l’ambiente? I fatti dicono che sorgerà su un’area di circa 70.000 mq coperti, un tempo occupata appunto da un’altra fabbrica oggi abbandonata (salvo essere a volte “occupata” da “manifestazioni”, chiamiamole così, sulle quali è meglio lasciar perdere). Oggi, per edificare il mall, quei 70.000 mq di area in disuso sono stati bonificati dal micidiale eternit (causa del mesotelioma pleurico, terribile tumore ai polmoni), mentre il sottosuolo - per circa 27.000 mq - è stato bonificato da ceneri pericolose per le falde acquifere. Bonifiche che sono costate milioni e milioni di euro. Sempre sull’ambiente: quel che si va a costruire non sarà la solita “colata di cemento“ degli slogan, ma un centro classificato “gold leed”, cioè totalmente costruito con componenti ecologici, e con oltre mille alberi piantati attorno. Quanto ai timori di incompatibilità con l’aeroporto, c’è già il parere positivo di Enac; e andrebbe ricordato, al contrario, che i lavori del mall comportano la demolizione di una vecchia ciminiera di 45 metri di altezza: quella sì, potenzialmente fastidiosa.
E veniamo all’impatto sul commercio. Quindi sul lavoro. Quindi sull’occupazione. A mall ultimato saranno assunte duemila persone, prevalentemente giovani del territorio. Duemila.

Nemmeno l’Efsa ha avuto un impatto simile su Parma e provincia. Ma più in generale: quante aziende portano duemila posti di lavoro?
Certo ci sono timori per i negozi del centro storico. E sono reali, comprensibili. La crisi del commercio tradizionale c’è. Ma siamo sicuri che sia figlia di centri commerciali che sorgono fuori dal centro? O non sono forse i colossi digitali del commercio on line i veri grandi nemici dei negozianti e perfino degli stessi supermercati? La risposta è implicita e sotto gli occhi di tutti.
Il centro storico è già ora in sofferenza, e su di esso deve concentrarsi l’attenzione di tutti, pubblico e privato. Non è solo una crisi del commercio: è una crisi di vita, di voglia di stare in giro, di rapporti sociali. Il centro deve vivere di più, deve aprirsi di più: bisogna aiutare i negozi, i bar e i ristoranti a occupare spazi (fisici e temporali) nuovi, a essere attrattivi. Si potrà prendere l’aperitivo o cenare anche al mall? Certo. Ma quale turista rinuncerebbe a un aperitivo o una cena in piazza Duomo e dintorni, se ne avesse la possibilità?
E dunque. Che cosa ci dicono i fatti, i numeri? Che il mall è utile e porterà ricchezza al territorio, e pure che bisogna far rivivere il centro: due cose che non sono affatto in contrasto fra loro. Anzi l’una finisce sempre per aiutare l’altra: basta togliere gli occhiali deformanti di ideologie che sono vecchie, vecchie anche se oggi vengono spacciate per il nuovo che avanza.