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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Le lunghe stagioni del cinema Gonzaga

di Lina Pancaldi Schianchi -

13 agosto 2018, 16:47

Le lunghe stagioni del cinema Gonzaga

Quel suono di tromba, quelle poche note di jazz, e la bambina di allora rivede la lunga strada di sassi, la sua seconda casa dopo aver lasciato il casello ferroviario della sua infanzia. Le ali si stavano aprendo piano piano sul suo corpo, si schiudevano morbide, leggere. Lei se ne accorgeva e chiedeva alla nonna: «Perché?». E la nonna aveva sempre quella risposta che non faceva chiarezza: «Stai diventando una signorina». Così la bambina si trovò ragazzina. Anche Ivo, il suonatore di tromba, e i giovani della lunga strada la guardavano con occhi ammiccanti.
Le sere d'estate lì batteva il cuore. Le donne sugli sgabelli impagliati sedevano a crocchio, i ragazzi aspettavano che si schiudessero i tre portoncini in fondo alla via: erano le uscite di sicurezza del Cinema Gonzaga.
Anche la ragazzina curiosava furtiva, e così scopriva il mondo della celluloide. Lo spiava attraverso quelle porte, perché non sempre c'erano i soldi per il biglietto.
I film dalle storie d'amore più dolci o più amare, quando il finale era strappalacrime. «Com'era bello - dicevano - Ho pianto tanto!». Il successo si misurava in lacrime. E lei, di volta in volta, diventava la maliziosa Shirley Temple, piccola attrice impertinente, che la rimandava al suo casello 34 quando Bianca la rimproverava: «Monellaccio, scendi da quella staccionata. Le mutandine sono sempre strappate! Non andare nella gabbia dei conigli, poi chi ti fa uscire?».
Ora sta osservando la sua collezione di ceramiche d'epoca, e la mano indugia più a lungo su quella donnina con il nasino all'insù e gli occhi sognanti.
L'aveva comprata proprio per quel ricordo: Lilia Silvi, la protagonista di «Scampolo». La Cenerentola che sposa il suo Principe.
Una sera, sentì una mano stringere la sua. Era la prima volta. Era il ragazzo che abitava nella casa accanto.
Il cinema diventò complice dei primi battiti di cuore. Aspettava la sera per vedere i film, e anche per vedere lui. Il giorno era fatto soltanto di sguardi, che cosa avrebbero detto Paride e Bianca di quella loro ragazzina cresciuta troppo in fretta?
Non capirono, ostacolarono in ogni modo quei loro incontri. Anni dopo vide un film, «Splendore nell'erba»: la fece soffrire. Perché disturbare l'età dell'amore?
La ragazzina aveva trasmesso a Bianca la passione per quel mondo di storie. Per Paride, invece, la distrazione era la partita a ramino al Bar Eridano: il giovedì, il sabato e la domenica.
Ma le donne, in quelle sere, non potevano uscire.
«Mamma, - diceva la ragazzina - il Gonzaga è qui a due passi, il papà non se ne accorgerà, rientra sempre tardi».
E Bianca l'accontentava: la domenica si regalavano due ore di completa estasi.
Già adulta le capitò di vedere quei film che, al tempo, erano rimasti soltanto enormi cartelloni davanti agli occhi: erano vietati. «Noi vivi», «Addio Kira», «I bambini ci guardano». Ogni film ha la sua stagione, la stagione dei suoi verdi anni.