Sei in Archivio

Amarcord

Massari, il mitico oste di Strada Nuova che sussurrava ai cavalli

Da Montechiarugolo a Parigi, poi il ritorno e l'epopea dell'osteria, che in precedenza fu monastero delle suore

di Lorenzo Sartorio -

14 agosto 2018, 19:58

Massari, il mitico oste di Strada Nuova che sussurrava ai cavalli

Un caratteristico, popolare ed amato personaggio della Parma «antica» fu Guerrino Massari, il mitico oste del «Cavallo Bianco» di Strada Nuova, l’osteria ubicata proprio dinnanzi al «Villino Carolina» della famiglia Vignoli Lettel.

Nato a Montechiarugolo il 3 gennaio 1888 Guerrino, giovanissimo, emigrò in Francia coi i genitori Giuseppe e Maria. Nel 1913 si sposò a Parigi con Estella Forlini, classe 1907, parigina, ma di famiglia originaria di Groppallo (Piacenza) emigrata in Francia a fine dell’800. La famiglia Forlini, composta da Giacomo, Luisa e dalle figlie Estella e Daniela si stabilì a la Courneuve, un sobborgo di Parigi, dove aprì un ristorante nel quale, ai piatti tipici piacentini come «pisarei e fasò», si accostarono anche i piatti della cucina francese.

Nel 1914, Guerrino, ritornò a Parma stabilendosi con la moglie, prima in borgo della Pace, dalle parti di borgo delle Colonne, poi in borgo Valla iniziando l’attività di commerciante di cavalli.

Nel 1915, la nascita del figlio Giuseppe, per gli amici «Pino». Anche Pino fu accomunato al padre dalla passione per i cavalli. Nella sua breve ma intensa vita (morì prematuramente a soli 34 anni), Pino, praticò calcio come valente portiere della «Virtus» e ciclismo, partecipando ad un’edizione del Giro d’Italia (fu amico di Gino Bartali). Inoltre, amando i cavalli, gareggiò come fantino in diversi ippodromi. Lasciò una figlia, Maria Angela ancora in giovane età, che fu allevata con amore dai nonni Guerrino ed Estella, titolari dell’osteria «Cavallo Bianco» che i coniugi Massari avevano acquistato nel 1922. Lo stabile di Strada Nuova, dove aprì l’osteria, un tempo, fu monastero delle suore di Santa Maria Maddalena.

In poco tempo, il locale, si trasformò in un «covo» di buongustai di cibi nostrani e di vino buono, bevuto rigorosamente «in’ t i scudlén» e di tutti coloro che avevano a che fare con i cavalli tant’e che commercianti, mediatori, carrettieri, macellai di carne equina non mancavano mai all’appuntamento nell’osteria di Strada Nuova. Ai fornelli, Estella, faceva furore con i piatti della tradizione parmigiana come una straordinaria «buzéca», un fantastico minestrone di verdura, al quale i commensali aggiungevano una «nuvola» di lambrusco, e « ‘na vécia äd cavàl c’la fäva resusitär i mòrt», come ricorda il loggionista Gigèt Mistrali, allora bambino, quando si fermava a pranzo nel locale con il padre, «stagionale» nello zuccherificio Eridania, per i parmigiani la «fàbrica dal sùccor».

Estella, però, non dimenticando le proprie radici transalpine, si dilettava anche in piatti francesi come i patè e le lumache. Qualche aneddoto? Per Natale, Guerrino, offriva alle famiglie meno abbienti di Strada Nuova e borghi limitrofi (e, a quei tempi, erano davvero tante) un piatto di anolini. Ed era l’adorata nipote Maria Angela a passare a casa di ogni famiglia per consegnare i «galleggianti». Quando Maria Angela festeggiò la Cresima, Guerrino, invitò a pranzo una decina di bambini dell’«Infanzia Abbandonata» ed, a ciascuno, fece un regalino per ricordare l’evento. Maria Angela racconta che un giorno confidò, all’allora parroco di San Sepolcro mons. Giuseppe Corchia che, il nonno, d’ogni tanto, qualche santo lo staccava dal cielo. Ma il sacerdote rassicurò la ragazza affermando che, con tutto il bene che faceva il nonno, il buon Dio lo avrebbe perdonato.

Da esperto commerciante, quando voleva dimostrare ad un acquirente la forza di un cavallo, Guerrino, attaccava la bestia ad un carro con le ruote bloccate e, per incitare il cavallo a trainare il carro, schioccava la frusta sull’asfalto con tale energia da provocare scintille coronando il tutto con imprecazioni irripetibili.

Si racconta che, un giorno, dalla stalla della trattoria, un cavallo riuscì a liberarsi e, imbizzarrito, percorse a grande velocità la strada creando panico fra i passanti. L’animale fu rincorso dagli stallieri e dallo stesso Guerrino e la sua corsa si interruppe davanti all’oratorio di Sant’Antonio da Padova fuori Porta San Michele (dove oggi sorge il «Barilla Center»).

La leggenda vuole che l’animale, avendo capito il triste destino che lo aspettava (il macello), era corso a chiedere aiuto a Sant’Antonio. Nel cortile dell’osteria si disputava il «gioco della rana» dove i partecipanti si cimentavano con tiri «azzardati» a centrare la bocca della rana. Fra gli avventori del «Cavallo Bianco» ci fu anche Giuseppe Chiari, classe 1903, l’ultimo «casonér äd Pärma». Arrivava con la sua bicicletta nel primo pomeriggio da borgo Nazario Sauro, dove abitava, e, quando a tarda sera lasciava l’osteria, cantando a squarciagola, zizzagando in sella alla bici, se ne tornava a casa. Guerrino, dopo lunga malattia, morì un giorno di novembre del 1959. Ai suoi funerali una folla di gente: amici, conoscenti, clienti e tante persone che erano state beneficiate dall’uomo che «sussurrava ai cavalli». Estella proseguì nella gestione del locale per qualche anno ancora per poi cedere l’attività. Ma continuando ad abitare nell’appartamento posto proprio sopra l’osteria, passando molto tempo alla finestra per fare quattro chiacchiere con i vicini di casa o con i vecchi clienti che non si erano certo dimenticati della loro brava cuoca. Estella morì il 9 luglio 1979. Il «Cavallo Bianco» restò aperto fino al 1999 con un’altra gestione. Si rifiutò di arrivare al 2000. Era finita un’era e si sentiva inadatto per i tempi moderni.