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Il ritratto

"Rita e Paolo, inseparabili da sempre". Fino a quelle coltellate

15 agosto 2018, 07:03

Roberto Longoni

Reciso a coltellate quanto la vita aveva unito. Giorni e notti messi insieme, attimo per attimo, anno dopo anno. Sembra impossibile. «Presente le cocorite “inseparabili”? Ecco, loro erano questo». A parlare è una collega di Rita Pissarotti, come lei infermiera al polo Montanara dell'Ausl. «Da quando era in pensione, era lui a portarla al lavoro in auto: lei non aveva la patente... Ed era sempre lui a riportarla a casa». Facevano tutto insieme, Rita e il marito Paolo Zoni, per una vita carrellista al Colle per la Parmalat (da poco in pensione). Era così dal 1982, quando si erano sposati: lui a 28 anni, lei a 24. Dopo 12 anni a Parma, la coppia si trasferì a Collecchio.

La collega preferisce restare anonima: quel che conta per lei è che si sappia quanto l'amica fosse generosa, sorridente al di là delle difficoltà. «La battuta in dialetto sempre pronta, capace di sdrammatizzare ogni situazione anche con i pazienti». Forse anche per questo, per sdrammatizzare, e non solo per propensione alla riservatezza, non si dilungava sui problemi. Che ce ne fosse uno tale da aprire un solco incolmabile nella coppia, le amiche dell'infermiera lo escludono. «Mai vista piangere, mai sentita raccontare di scontri. Solo qualche brontolamento. Com'è normale, no?»

Nessuna crede possibile questa tragedia. E trasecola anche Matteo Zoni, il cugino monchiese, dipendente di Iren: «Come amava andare per funghi con mio padre, Paolo. Con Rita, poi è sempre stato tranquillissimo, e lei con lui. L'ultima volta li ho visti un mese fa: erano come al solito con il loro cagnolino. Mai e poi mai avrei immaginato qualcosa di questo tipo». Semmai, le difficoltà sembravano aver unito ancora di più i due. «Entrambi - proseguono le colleghe - devono aver sofferto per non avere avuto figli. E poi per una serie di lutti». L'ultimo, quello per la suocera di Rita, un paio di anni fa. «Viveva in casa con loro, al 3 di via Eguaglianza, in centro a Collecchio. Lei l'ha accudita come se fosse sua mamma».

Rita, la sua, l'aveva persa da tempo. Morta la madre di Zoni, l'appartamento s'era fatto troppo grande per la coppia. Così, il trasloco terminato da non molto in un altro appartamento, al piano terra di una palazzina nei pressi del cimitero di Madregolo. Al piano terra, con un piccolo spazio fiorito per rimpiangere il meno possibile il giardino sospeso realizzato sul vasto balcone di via Eguaglianza. «Rita amava i fiori e la sua cagnolina Durly». A Madregolo, il figlio di una coppia vicina andava spesso da loro a giocare con la piccola cavalier king: accoglierlo per loro doveva essere come avere per casa il bimbo che non era venuto.

Fino a quando era in vita la madre di Zoni, la coppia non aveva molte possibilità di muoversi. Ma ora, quando poteva viaggiava. Prima dell'ultima maledetta vacanza, marito e moglie erano andati a Parigi. «Lei era tornata entusiasta». Una gioia che traspariva anche dalle immagini inviate ogni giorno dalla Val Gardena. «Fino a ieri (lunedì, ndr) ne abbiamo ricevute - prosegue la collega -. Voleva condividere anche con noi le montagne che tanto amava».

Così vicini l'uno all'altra, Rita e Paolo potevano anche dare l'idea di una certa distanza dal mondo. «Erano molto riservati. E il loro modo di stare insieme sembrava trasmettere anche una certa ingenuità. Veniva da pensare che un malintenzionato avrebbe potuto raggirarli con facilità». Ma il pericolo era in casa, forse all'insaputa non solo di lei.

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