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guardia di finanza

Banda guidata da un parmigiano "alleviava" i fallimenti: via a confische per 500mila euro

17 agosto 2018, 13:59

Banda guidata da un parmigiano

Applicazione della pena su richiesta delle parti e prime confische definitive di beni immobili e denaro riconducibili al promotore dell'associazione ed ai componenti del gruppo criminale già oggetto di misure cautelari.
A questa conclusione è recentemente giunto il principale filone processuale dell’ "Operazione Barqueiro", condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Modena nel 2016 e coordinata dal Procuratore Capo di Modena Lucia Musti e dal P.M. 
Marco Imperato, all'esito della quale furono eseguite 6 misure cautelari in carcere, denunciati 33 responsabili e disposti sequestri per equivalente per diversi milioni di euro che riguardarono 2 locali di ristorazione, 1 bar ed un complesso alberghiero con annesso ristorante oltre che 8 società, svariati conti correnti ed immobili riconducibili all’associazione.
Nel corso di quelle indagini, le Fiamme Gialle modenesi avevano individuato una banda che operava nel "campo" della bancarotta fraudolenta, del riciclaggio internazionale e rea di plurimi reati tributari di varia natura, con basi a Parma, Reggio Emilia ed in Portogallo: in ragione dell'articolata struttura transnazionale dell’associazione criminale erano stati attivati gli strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale.

Al vertice dell'associazione a delinquere,  un commercialista con residenza a Parma: Marco Pasquali, 56 anni, origini reggiane, uno studio in via Tanara e altri a Reggio e a Bergamo. Formalmente residente a Parma, ma da tempo trasferitosi in Portogallo. Ben definito il modus operandi della banda: a loro si rivolgevano imprenditori in odore di fallimento, alla ricerca di un escamotage per evitare conseguenze penali. Qui entrava in gioco la banda che traghettava le imprese, per lo più emiliano-romagnole, verso il Portagallo. Per svuotarle degli beni rimasti, prima che incombessero le sentenze di fallimento. 
Beni di cui poi lo stesso Pasquali curava il rientro in Italia, riconsegnandole in contanti agli imprenditori coinvolti, attraverso svariate movimentazioni bancarie, anche estero su estero e tra società diverse, al fine di ostacolarne la tracciabilità, divenendo un vero e proprio “traghettatore” e ispirando il nome dell’operazione, ossia “Barqueiro”.
L’operazione ha recentemente ottenuto importanti risultati processuali a seguito della scelta del principale indagato e dei suoi più stretti sodali di accedere al patteggiamento per complessivi 9 anni di reclusione, cui ha fatto seguito, al momento, la confisca di un patrimonio costituito da 7 società, 4 terreni e ben 634 diritti immobiliari (quote di multiproprietà) intestati alle società riconducibili al sodalizio e valutato, al netto delle passività, in circa 500.000 euro.

Le operazioni di confisca sono state eseguite anche con la collaborazione di 29 Reparti del Corpo.