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EDITORIALE

Ma Autostrade ha colpe molto gravi

di Vittorio Testa -

17 agosto 2018, 15:00

Ma Autostrade ha colpe molto gravi

Infischiandosi della suddivisione dei poteri, il capo dell’esecutivo, Giuseppe Conte, e tre ministri – Di Maio,Salvini e Toninelli – si sono catapultati sulla tragedia del Ponte Morandi con l’impeto feroce di novelli tribuni della plebe interpreti del vindice furore popolare che, diffidando del passo cauto e spesso lento della magistratura, non ha dubbi sulle responsabilità della strage e pretende sentenze immediate di condanna: subito emesse dalla “Volante” punitrice contro la società che gestisce la Genova-Savona: la “Autostrade per l’Italia”, controllata dalla famiglia Benetton. Condanna salutata entusiasticamente dal favore popolare che sospinge questo governo interprete del livore di un vasto pezzo di società da tempo in rotta con i partiti tradizionali, con i leader politici fin qui succedutisi, un ceto politico autoreferente e insensibile al disagio dei cittadini. Le pene irrogate davanti alle telecamere con orgoglioso sprezzo del diritto da Conte, Salvini, Di Maio e Toninelli hanno una motivazione banale e folgorante: la strage è stata provocata dal crollo del ponte; evidentemente il ponte non era sicuro; ergo la società che gestisce l’autostrada deve pagare il fio. Oltretutto i tratti gestiti dalla società facente capo ai Benetton sono altrettanti pozzi di San Patrizio: rendono cifre sontuose mediante i pedaggi (sempre più cari) mentre si lesina sulla manutenzione.
Nel 2017 i ricavi sono stati 3,9 miliardi con un margine lordo di 2,4 miliardi. Ciascuno dei quasi 3mila chilometri in gestione alla “Autostrade per l’Italia” rende circa 1,1 milioni l’anno. E lo Stato, cioè il proprietario delle autostrade costruite con il danaro pubblico e date in gestione, quanto incassa? Nemmeno un terzo rispetto ai privati. Un andazzo che dura dal 1999 e scadrà soltanto nel 2038. E le verifiche sui lavori di manutenzione, sulle condizioni di sicurezza? Toccherebbero, a rigor di logica, al governo, al ministero dei Trasporti. Ma non è così, spetta agli stessi privati. Dunque controllore di se stessa, la Società Autostrade per l’Italia esegue due tipi d’ispezione comodamente poi autocertificate: una trimestrale, a vista, con personale proprio; una biennale, più approfondita, affidata a ingegneri esterni ma sempre remunerati dalla concessionaria.
Per quanto riguarda il Ponte Morandi, la società sostiene di aver sempre effettuato i controlli previsti in accordo con il ministero: come glacialmente comunicato dalla società quattro ore dopo la tragedia, quando per trovare una parola di rammarico e di solidarietà si è dovuto aspettare fino a sera, mentre divampava lo scandalo innescato da una dichiarazione di Di Maio: «La società controllata dai Benetton ha sede in Lussemburgo: quindi non pagano nemmeno le tasse in Italia».
E in questo clima ostile la smentita di Luciano Benetton («La società ha sede in Italia e qui paga le tasse») non ha intaccato il clamoroso consenso ottenuto dalla Volante dei quattro tribuni.

vittorio.testa@comesermail.it