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COMMENTO

La Freccia di Ferragosto e Parma «interconnessa»

di Francesco Bandini -

18 agosto 2018, 18:41

La Freccia di Ferragosto e Parma «interconnessa»

Il giorno di Ferragosto, quando tutta l’Italia chiude e quasi ogni servizio viene sospeso, a Parma invece è successo qualcosa che mai prima di allora si era verificato (e che ben difficilmente tornerà a verificarsi, quantomeno in tempi brevi): l’unico treno Frecciarossa che attualmente ferma in città, dopo la sosta in stazione, anziché proseguire fino a Bologna sulla linea ordinaria come fa normalmente, ha imboccato l’interconnessione e si è immesso sull’alta velocità.
C’è voluto un cantiere di lavori a Modena e la conseguente interruzione della linea storica per far accadere – anche se solo per un giorno – ciò che i parmigiani aspettano da anni: veder circolare una Freccia su quella ultramoderna bretella ferroviaria che avrebbe dovuto essere la garanzia che l’alta velocità non avrebbe tagliato fuori Parma (dopo la suicida rinuncia alla stazione in linea), ma che in realtà ha visto circolare finora solo l’«antico» trenino a gasolio per Suzzara, ovvero quanto di meno tecnologico viaggi oggi su rotaia. Quasi una beffa.
Quattro anni fa, in occasione dell’inaugurazione della nuova stazione ferroviaria, il sindaco ribadì il proprio impegno affinché più Frecce potessero fermarsi a Parma, salvo essere gelato in quella stessa occasione dal coriaceo rappresentante delle Ferrovie, che alla domanda se ci fossero speranze in tal senso, tagliò corto: «I servizi ci saranno quando il mercato li chiederà». Una frase che equivale a una sentenza di morte su ogni residua e illusoria speranza, o – se preferite – a un sonoro schiaffo alle ragionevoli aspettative di una comunità. E infatti da allora nulla si è mosso.

È vero che le Frecce sono treni cosiddetti «a mercato», cioè che si sostengono senza risorse pubbliche, ma esclusivamente con i ricavi che generano. Però almeno tre obiezioni sono legittime.

La prima. Non è irrealistico immaginare che un territorio come quello di Parma possa essere in grado di garantire un’utenza tale da rendere anche economicamente conveniente mettere qualche treno in più: forse è solo questione di lungimiranza (che evidentemente scarseggia).

La seconda. L’enorme investimento fatto a suo tempo dalla collettività per costruire l’interconnessione dovrà pur essere «ammortizzato» garantendo un qualche servizio che giustifichi quel fiume di soldi pubblici spesi per realizzarlo.

La terza. Visto che le Frecce sono treni «a mercato», perché non ipotizzare un intervento pubblico – magari da parte della Regione – per garantire la copertura quantomeno di una quota di quel costo? Una realtà importante e avanzata come la nostra non se lo merita?

Nel 2020 Parma sarà capitale italiana della cultura: quale migliore occasione per renderla una città più collegata – anzi, è proprio il caso di dirlo, più «interconnessa» – con il resto del Paese?

fbandini@gazzettadiparma.net