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forte dei marmi

Parmigiano pestato dai buttafuori della Capannina: mascella rotta

18 agosto 2018, 07:03

Parmigiano pestato dai buttafuori della Capannina: mascella rotta

LUCA PELAGATTI

Meride Tewelde ha 23 anni e sul profilo facebook ha pubblicato i suoi ritratti con la faccia del duro, di quello che guarda ma non sorride. Adesso però che sta steso in un letto nel reparto di chirurgia Maxillofacciale dell'ospedale di Pisa ha smesso ogni posa. E' tornato solo un ragazzo spaventato e dolorante, con la mandibola rotta in due punti. E col timore che i medici non riescano nell'impresa di fargli tornare la mascella come era prima.

«Adesso mi fa molto male, sento il dolore dell'operazione», si limita a ripetere con un soffio di voce. E certo quella fitta sorda che trapana la testa non è quello che ti aspetti dopo una sera di festa. Che alla notte di Ferragosto si va al mare per ridere, ballare, tuffarsi nella musica. Non per finire a terra con la bocca piena di sangue.

«Purtroppo all'uscita della discoteca, la Capannina di Forte dei Marmi, un gruppo di buttafuori lo ha picchiato, gli ha letteralmente spaccato la faccia», spiega Yobell, il cugino di Meride che, con altri due amici, ha organizzato la classica macchinata in Versilia per il 15 agosto. - Lo hanno fatto senza un motivo, solo perché si era intromesso in un bisticcio di ragazzi che conosciamo. Non ha fatto nulla di male. Ma lo hanno massacrato».

Se sia andata proprio così ora lo dovranno ricostruire le indagini della polizia e di quello si stanno occupando gli uomini della Sezione Anticrimine del commissariato di Forte dei Marmi.

Ma qualche certezza, comunque, già c'è: c'è Meride ricoverato con una prognosi di una trentina di giorni, ci sono i racconti di alcuni testimoni. C'è lo sgomento dei suoi amici che lo hanno visto a terra. Praticamente svenuto.

«Eppure era stata una bella serata fino ad allora», racconta Yobel, 21enne studente di Scienza della comunicazione, parmigiano di nascita anche se la pelle scura svela la comune ascendenza etiope con il cugino. «Prima abbiamo pranzato in collina a casa di un amico e poi siamo partiti per Forte. Abbiamo cenato in centro e poi, sul tardi siamo entrati in Capannina».

Dentro il locale la solita atmosfera da perenne sapore di mare: gruppi di amici che si incontrano, musica, i cocktail, il tavolo riservato in prima fila per vedere e farsi vedere. «Verso le quattro hanno annunciato che il locale stava per chiudere. E Meride, con gli altri nostri due amici si è diretto verso la porta».

Yobel no, lui si è attardato un attimo per le ultime chiacchiere con altri ragazzi. Ché, in fondo, La Capannina è un po' una succursale di Parma. E ci si conosce tutti.

«Quando sono uscito non ho trovato gli altri e mi sono guardato intorno. Ho notato un gruppetto di buttafuori, ben riconoscibili per le giacche scure e i fisici imponenti, che correvano verso un lato. E poi alcuni conoscenti che mi hanno spiegato che Meride, poco prima, era finito in mezzo ad un battibecco».

Detto così pare roba da poco: giusto qualche frase sopra le righe e troppe parole in più. Ma, in realtà era andata ben peggio. «Dopo ho saputo che si era messo in mezzo a quel litigio e che sono arrivati i buttafuori. Lui forse non ha capito che era meglio farsi da parte, allontanarsi. Invece è rimasto, si è frapposto. E i buttafuori lo hanno colpito».

Secondo il cugino di Meride, che cita dei testimoni, due colpi ben assestati al costato. Quelli che quando arrivano fanno male. «Lui allora ha urlato di lasciarlo stare, di non fargli niente. Ma loro lo hanno trascinato poco più in là. E lo hanno colpito al volto».

Non si sa se sia stata una testate o altri pugni. Ma è stata una botta che gli ha fratturato la mascella in due punti. «Io sono corso e l'ho visto a terra. Non riusciva neppure a parlare, era semi incosciente - prosegue Yobell che ha subito chiamato il 113. Chiedendo una pattuglia in fretta. «I poliziotti sono arrivati e loro stessi hanno chiamato l'ambulanza. Con mio cugino c'erano a quel punto un ragazzo e una ragazza di Parma e un altro milanese in vacanza al Cinquale. Hanno raccontato agli agenti di avere visto tutto, hanno fornito i nomi per testimoniare». Ma per quello c'era tempo. In quel momento l'emergenza era una altra. Il ragazzo, che da poco ha lasciato l'università e lavora come operaio, è stato portato all'ospedale di Massa dove i medici, vista la gravità delle ferite, ne hanno disposto il trasferimento a Pisa.

«Intanto i poliziotti erano entrati nella discoteca, hanno identificato delle persone, raccolto le prime sommarie informazioni. Ma prima di partire per seguire mio cugino in ospedale ho visto un gruppo di buttafuori uscire in tutta fretta dal locale e andarsene in varie direzioni».

Una ritirata strategica di chi sapeva di avere esagerato, di avere usato una forza assurda con la persona sbagliata? Come detto per avere la certezza su quello che è accaduto serviranno tempo e altri accertamenti.

Ora si valuterà se ci sono telecamere che possano aver ripreso l'accaduto e si sentiranno i testi. Soprattutto la vittima che resterò in ospedale ancora per qualche giorno e solo dopo la dimissione potrà fornire la propria versione, formalizzare la denuncia. Anche se, per simili episodi, non serve neppure un documento: le forze dell'ordine procedono d'ufficio e in caso di responsabilità agiscono con fermezza. E non a caso già nel 2013 il locale era stato chiuso una settimana dopo una zuffa tra un buttafuori e un cliente.

«Ora aspettiamo che Merida si riprenda» è la mesta conclusione del ragazzo. «Noi siamo sconvolti e molto amareggiati: non siamo balordi e non eravamo ubriachi ma mio cugino è finito in ospedale. L'unica cosa che vogliamo è che chi lo ha ridotto così sia chiamato a rispondere del proprio gesto. Perchè doveva essere una sera di festa. E guardate come è finita».

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