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EDITORIALE

Basta bufale. Pretendiamo la verità. A tutti i costi

di Filiberto Molossi -

20 agosto 2018, 13:53

Basta bufale. Pretendiamo la verità. A tutti i costi

I morti sorridono sempre. Nelle foto, intendo. Una volta no: una volta parlavano attraverso gli autoscatti seriosi e impacciati incollati ai documenti, quando non si sa mai che faccia fare.
Ma adesso le immagini sono quelle di Facebook, dei social: pezzi di vita felice da condividere col mondo. Sorride anche Marta nella foto: un mare di riccioli accanto al fidanzato conosciuto in corsia. Ci sono anche loro tra i 43 di Genova: l’infermiera e l’anestesista. A lei il padre ha scritto una lettera commovente, di quelle che in dieci minuti fanno il giro del Web: «Ti ho dato un bacio sulla fronte: “Scrivi quando arrivi”». Parole piene di dolore, di indignazione.
Piccolo particolare: il padre di Marta è morto diversi anni fa. La lettera è una bufala tanto crudele quanto clamorosa, il gioco sporco dell’idiozia e della propaganda. Non ce lo meritiamo, non ve lo meritate: uscite dalla bolla dei social e pretendete la verità. A costo di farvi male. Perché la realtà è fatta di ponti che crollano, dello strazio di chi resta, di gente che ai funerali di Stato si fa un selfie col ministro. La realtà è quella roba lì. Ma è l’unica cosa a cui vale la pena credere: fatti, prove, documenti. Come quello in cui alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle definivano “una favoletta” la possibilità che il ponte Morandi crollasse. Carta canta. E l’Italia piange.

fmolossi@gazzettadiparma.net