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EDITORIALE

Debolezza e forza del governo giallo-verde

di Michele Brambilla -

26 agosto 2018, 15:07

Debolezza e forza del governo giallo-verde

La vicenda della nave Diciotti, tuttora irrisolta, è un perfetto paradigma della forza e della debolezza di questo governo cosiddetto giallo-verde. Entreremo nei dettagli. Ma prima facciamo un passo indietro, e vediamo come è nato, l’attuale esecutivo, e che cosa ha fatto finora.
Checché ne dicano Di Maio e Salvini, questo governo non è stato votato dagli italiani: esattamente come i governi Monti, Letta e Gentiloni, e forse anche peggio. La Lega si era presentata al voto in una coalizione, quella di centro destra, della quale è parte fondamentale un partito, Forza Italia, antitetico ai valori del Movimento Cinque Stelle. Molti dei parlamentari leghisti sono stati eletti nei collegi uninominali anche con i voti degli elettori di Forza Italia, i quali tutto avrebbero voluto fuorché un governo con i grillini. I quali grillini, va ricordato, avevano escluso ogni possibile alleanza post-voto: anzi, avevano riempito di smentite e di insulti chi - come il quotidiano La Repubblica - aveva rivelato mesi prima le prove di alleanza segreta con Salvini. Quindi, punto primo: la legittimità parlamentare di questo governo è fuori discussione, quella politica e morale molto meno.
Punto secondo. Che cosa ha fatto, finora, questo governo? Diciamo che, più che “fatto”, ha “detto”. Di Maio ha annunciato che avrebbe annullato l’appalto per l’Ilva, ma poi ha dovuto fare un’ingloriosa marcia indietro 

ha annunciato che avrebbe tolto la concessione ad Autostrade, ma è stato richiamato alla realtà dai suoi stessi alleati; ha annunciato che l’Italia non avrebbe più pagato i contributi all’Unione Europea, ma si è già impantanato anche qui. Quanto a Salvini, ha mostrato i muscoli sulla questione immigrazione, però gli sbarchi sono uguali a quelli della gestione Minniti e l’Europa, invece che essere più disponibile ad aiutarci, si è irrigidita. Di “fatto”, in questo governo, ci sono solo due cose: l’abolizione dei vitalizi (vero e proprio fumo negli occhi, perché i vitalizi erano già stati aboliti sette anni fa dal governo Berlusconi, e l’attuale provvedimento riguarda solo poche e simboliche posizioni pregresse); e il decreto dignità, che ha fatto imbestialire gli imprenditori (soprattutto quelli del nord leghista) e che quasi certamente porterà a un calo degli occupati.
E tuttavia, constatato questo, i sondaggisti ci dicono che il consenso attorno a M5S e Lega è in crescita, supera quello ottenuto il 4 marzo alle urne. Perché? Evidentemente, perché perlomeno in ciò che “dice” questo governo ha (anche) molte ragioni. La questione dell’immigrazione non sarà “il” problema dell’Italia, ma di certo è “un” problema: e finora è stato affrontato a colpi di slogan: da una parte xenofobi, ma da un’altra ipocriti, di falso solidarismo. Nessuno mette in dubbio il dovere di salvare vite umane, ma anche il cardinal Scola ha detto, pochi gioni fa, che «non si possono accogliere tutti»; e certi intellettuali laicisti che tirano in ballo la Chiesa solo quando fa loro comodo dovrebbero sapere che le stesse parole le ha pronunciate (il 21 giugno scorso, tornando da Ginevra) perfino papa Francesco.
Al tempo stesso, l’atteggiamento dell’Unione Europea di fronte agli sbarchi è oggettivamente sprezzante nei confronti dell’Italia: sprezzante e inaccettabile quando pretende di darci lezioni di solidarietà. Così pure il crollo del ponte Morandi ha mostrato sì la goffaggine del governo nell’affrontare la situazione, ma quel che indigna di più gli italiani - giustamente - è lo scandalo di una gestione privata che ha fruttato utili miliardari a fronte di insufficienti spese di manutenzione.
Potremmo continuare a lungo con gli esempi, ma quel che vogliamo dire è semplice: ci pare che la debolezza di questo governo sia la sua incapacità a risolvere situazioni complesse, ma per ora prevale la forza del porre questioni molto sentite dagli italiani. Può darsi che - a lungo, o forse anche a medio e breve termine - M5S e Lega passeranno di moda. Ma chi vorrà prendere il loro posto non potrà ignorare i problemi che hanno sollevato, facendosi portavoce di gran parte degli italiani.
michele.brambilla@gazzettadiparma.net