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NEW YORK

Usa, morto il senatore repubblicano John McCain

Trump: 'Ha il mio rispetto'. Obama: 'Coraggioso, ci ispira'

26 agosto 2018, 05:50

Usa, morto il senatore repubblicano John McCain

«Aspettate di vedere lo show": un anno fa, a notte inoltrata, in una delle sessioni più drammatiche nella storia del Senato, il vecchio guerriero malato aveva inferto un occhio nero a Donald Trump. Con la cicatrice dell’operazione per il tumore al cervello che oggi lo ha ucciso chiaramente visibile sulla fronte, il senatore John McCain, per cinque anni torturato dai vietcong nel famigerato «Hanoi Hilton», aveva pronunciato il «no» decisivo, silurando sette anni di sforzi dei suoi compagni di partito di cancellare Obamacare.
Era stato uno degli ultimi atti di una lunga carriera da «Maverick» (cane sciolto, il soprannome che gli diede il Secret Service durante la corsa alla Casa Bianca del 2008 contro Barack Obama per la capacità di votare in barba alle direttive di partito): l’ultimo, l’autobiografia «A restless wave» in cui aveva accusato il presidente di «non saper distinguere le azioni del nostri governo da quello dei regimi dispotici».
Deriso da Trump in campagna elettorale perchè era stato catturato - dunque non un eroe - in una guerra da cui il tycoon si era fatto esonerare per un problema ai piedi, il senatore repubblicano era tornato in Congresso contro il parere dei medici per pronunciare un discorso all’insegna dello spirito bipartisan che oggi - alla stregua dell’altro «grande leone» del senato americano, Ted Kennedy - rappresenta la sua legacy .
Teddy Roosevelt, il presidente che guidò l’America all’inizio del XX secolo, aveva un celebre motto: «Parla pacatamente e gira con un grosso bastone». Cento anni dopo, quando corse per la Casa Bianca, John McCain si era proposto come un Roosevelt del XXI secolo: aspirante presidente guerriero e muscoloso, paladino di un conservatorismo ruvido ma anche ispirato alle battaglie del presidente cowboy e ambientalista, che aprì il Novecento sfidando i grandi monopolisti e salvando dallo sviluppo selvaggio le foreste americane e il Grand Canyon.
John Sidney McCain III era nato il 29 agosto 1936 in una base navale a Panama, figlio e nipote di ammiragli a quattro stelle e erede di una famiglia in cui la tradizione militare risale alla guerra d’Indipendenza. Da padre, nonno e bisnonni, ma anche dalla madre Roberta che gli è sopravvissuta, John non aveva ereditato solo la passione per la divisa, ma anche quella per la battuta graffiante e la polemica . In gioventù amava le donne e l’alcool. All’Accademia navale di Annapolis era noto per essere sempre in punizione. In Florida, dove si addestrò al volo, si lanciò in una torrida relazione con una spogliarellista nota come «Marie the Flame of Florida».
Il fatto che nel 2008, a 72 anni, fosse ancora un vigoroso aspirante presidente ha del miracoloso, guardando al passato di pilota di caccia della Navy. Da allievo, sopravvisse alla caduta di un jet in addestramento. Nel 1967 in Vietnam il suo aereo prese fuoco mentre si preparava al decollo da una portaerei. Pochi mesi dopo fu abbattuto dai nordvietnamiti nel cielo di Hanoi. McCain, ripescato da un laghetto nel centro della città dove ancora oggi una lapide ricorda l’evento, sopravvisse di nuovo, con le gambe e un braccio a pezzi. I vietnamiti lo catturarono, lo colpirono ripetutamente con le baionette e lo chiusero nell’ex prigione francese, dove trascorse anni da incubo, torturato e usato per fini di propaganda dopo la scoperta che era il figlio dell’ammiraglio che comandava tutte le forze nel Pacifico.
Al ritorno negli Usa entrò in politica, ma negli anni '70 ebbe difficoltà a costruire una seria carriera, anche per la movimentata vita personale. La prima moglie, una modella, divorziò nel 1980 perchè stufa dei tradimenti. «Ero un quarantenne egoista e immaturo», ha raccontato McCain, che si risposò subito, stavolta con Cindy Hensley, erede di una fortuna della birra.
Solo negli anni Ottanta, al tempo di Ronald Reagan, John cominciò a farsi conoscere, anche come protagonista di iniziative spesso non condivise dal suo stesso partito come le leggi di riforma del finanziamento elettorale e contro le torture. Nel 2000 tentò una prima volta la corsa alla Casa Bianca, con una campagna fuori dagli schemi.
Dato politicamente per morto dopo la sconfitta alle primarie contro George W. Bush, era resuscitato a sorpresa come candidato GOP nel 2008.: al suo fianco l’altra cane sciolto Sara Palin come vice, ma alla fine Barack Obama risultò un osso troppo duro.