Sei in Archivio

EDITORIALE

Sull'economia la prova del nove per il governo

di Luca Tentoni -

28 agosto 2018, 14:08

Sull'economia la prova del nove per il governo

La ripresa dell'attività politico-parlamentare, a settembre, sarà segnata profondamente da quanto è avvenuto negli ultimi giorni, col disastro di Genova prima e con la vicenda della nave Diciotti poi. Questioni molto diverse fra loro, ma che hanno messo alla prova rapporti istituzionali ed equilibri fra i contraenti del patto «giallo-verde».
Nella reazione che il governo ha avuto dopo il crollo di un tratto del ponte Morandi, la «linea dura» nei confronti della società Autostrade è stata netta; tuttavia, sull'effettiva unanime volontà di nazionalizzare la rete sono affiorate distinzioni fra la posizione dei Cinquestelle e quella della Lega (in particolare dei governatori delle regioni settentrionali, contrari al ritorno allo Stato delle autostrade).
Sulla vicenda della nave Diciotti, invece, lo scontro fra Salvini e il presidente della Camera è stato ben più marcato. Le posizioni sull'immigrazione, nel M5S, sono in effetti non sempre univoche: sul punto, il ministro Toninelli sembra molto più in sintonia col vicepremier leghista che con Fico. Senza contare che la vicenda della Diciotti ha portato alla luce un «non detto» che però era noto. Salvini ha rivendicato non solo il diritto di svolgere il suo compito, ma ha di fatto stabilito che la sua linea è e deve essere quella del governo, nonostante Palazzo Chigi e il Quirinale.
In altre parole, Salvini e Di Maio (quest'ultimo, alle prese con l'Ilva, sul destino della quale è chiamato ad adottare una decisione entro poche settimane) sembrano avere dei "domini riservati" (gli ambiti di competenza dei loro ministeri) sui quali l'azione del presidente del Consiglio Conte ha ben poca efficacia. A Palazzo Chigi sembra rimasto un potere di mediazione eventuale, mentre i due leader sono i veri capi del governo. Ciò detto, si arriva al punto più delicato: settembre sarà il mese delle scelte economiche, perchè la nota di aggiornamento al Def va presentata entro il 27 (la bozza di bilancio, invece, va trasmessa entro il 15 ottobre alla Commissione Ue). I 72 miliardi di titoli italiani dismessi dagli investitori stranieri e il pericolo che i conti pubblici siano gravati da spese insostenibili dovute all'attuazione dei programmi più ambiziosi (la flat tax leghista e il reddito di cittadinanza del M5S, per non parlare della riforma pensionistica) sono elementi ben noti al ministro dell'Economia. Tria sa perfettamente ciò che si può effettivamente realizzare. Con pochi fondi a disposizione e due partiti che lo tireranno per la giacca perché destini più risorse ai provvedimenti più cari ai rispettivi elettorati, il ministro dovrà dimostrarsi fermo e determinato con tutti. Ma non ha il potere politico per farlo: sue dimissioni, inoltre, porrebbero gravi problemi interni e internazionali. L'economia è una mina piazzata sotto il governo: sta alle forze politiche disinnescarla, ricorrendo ad una paziente e collegiale opera di ricucitura e di sintesi.
Twitter: @LucaTentoni1