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Milano

Dipendente insospettabile mette l'acido nella bottiglietta di un collega: arrestata

La donna - dipendente Eni - avrebbe minacciato anche un'altra impiegata

di Stefano Rottigni -

29 agosto 2018, 20:18

Dipendente insospettabile mette l'acido nella bottiglietta di un collega: arrestata

I colleghi che lavoravano con lei in un ufficio dell’Eni di San Donato Milanese (Milano) ora sospettano di aver avuto a che fare con una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. B.E., 52 anni, la loro vicina di scrivania con la quale sembra avessero rapporti magari non fraterni ma civili, si è rivelata infatti essere la stessa che ieri ha iniettato dell’acido solforico nella bottiglietta d’acqua che un altro dipendente aveva appena aperto.

Non solo: stando alle indagini dei carabinieri del centro dell’hinterland lombardo, è la stessa che, nei mesi scorsi e anche più di recente, ha subissato di molestie telefoniche e imbrattato l’auto e la porta di casa di un’altra sua collega di 35 anni la quale ha raccontato ai militari di essersi sentita pedinata. Gli investigatori stanno inoltre cercando di capire se è sempre dell’arrestata una lettera di minacce all'impiegata e ai suoi figli arrivata qualche giorno fa.

Ieri, un dipendente di 41 anni ha bevuto da una bottiglietta d’acqua lasciata sulla scrivania e ha avvertito un fortissimo bruciore in bocca. L’hanno portato in ospedale, dove gli è stata diagnosticata un’ustione alla gola. Sono scattate le indagini e, con la collaborazione dell’Eni e analizzando il traffico telefonico, il numero dei sospettati è stato circoscritto. Nella sua cassettiera, in ufficio, la donna aveva una bottiglietta con l’avvertenza che si trattava di sostanza pericolosa e una siringa con la confezione aperta. Dalla bottiglietta un forte odore di sostanza acida che le analisi hanno stabilito essere acido solforico. In casa appunti a mano su come acquistarlo e nel suo telefono ricerche con lo stesso obbiettivo. In suo possesso anche bombolette spray, presumibilmente usate per imbrattare la macchina e la porta di casa dell’altra collega.

E’ stata quindi arrestata per atti persecutori ai danni della collega donna ma all'accusa, una volta avuto i risultati delle analisi sulla sostanza incriminata, si è aggiunta quella di tentato omicidio per aver cercato di avvelenare l’altro dipendente dell’ufficio. I carabinieri di San Donato stanno lavorando per capire il movente e ipotizzano un rancore dovuto alla convivenza forzata, che però l’arrestata non aveva mai manifestato con discussioni aspre o aperti litigi.

L’impiegata nega le accuse e avrebbe cercato di ostacolare in tutti i modi gli investigatori mentre cercavamo di venire a capo della vicenda.