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EDITORIALE

Quei bambini vittime di genitori iperconnessi

di Patrizia Ginepri -

29 agosto 2018, 14:56

Quei bambini vittime di genitori iperconnessi

Alisa ha solo quattro anni, ma di sale in zucca ne ha più del papà «social». La notizia arriva dalla Costa Azzurra e fa il giro del web. Il genitore è perennemente intento a chattare e navigare, la piccola, approfittando di un momento di distrazione, getta il cellulare in mare. Francamente, sembra impossibile che debba essere il gesto plateale di una bimba a richiamare ancora una volta l'attenzione su un problema molto serio: la dipendenza da smartphone. La connessione è incontrollabile anche tra gli adulti e non c'è da stupirsi se il cervello di millennials e generazione zeta rischia il tilt da iperconnessione, con conseguenze purtroppo sottovalutate. In Germania, la più grande organizzazione di bagnini ha lanciato, proprio in questi giorni, un allarme inquietante: un numero sempre crescente di incidenti nelle piscine è dovuto ai genitori che abbandonano i figli a mollo cinguettando online oppure inseguendo qualcuno su Instagram. Sono circa 300 i bambini coinvolti negli ultimi 3 mesi, molti dei quali hanno perso la vita.
Candido e al tempo stesso sferzante è il messaggio di un alunno che frequenta la seconda elementare in una scuola della Louisiana. Chiamato a scrivere sulle invenzioni peggiori del nostro tempo, il piccolo va giù pesante: «Odio lo smartphone di mia mamma, vorrei che non lo avesse mai comprato». Più chiaro di così. L'uso responsabile del telefonino, di cui tutti parlano, è un progetto velleitario, un'utopia.

pginepri@gazzettadiparma.net