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EDITORIALE

Fitch ci bacchetta. Ma il governo non ascolta

di Aldo Tagliaferro -

01 settembre 2018, 16:09

Fitch  ci bacchetta. Ma il governo non ascolta

Alla fine la sberla non è arrivata, ma una sonora strigliata sì. Ieri sera Fitch (una delle tre agenzie di rating che contano, insieme a Moody's e S&P) ha confermato il rating BBB all'Italia ma l'outlook (la prospettiva) vira da stabile a negativo. Il governo se l'aspettava, pare quasi lo sperasse: da giorni sta spavaldamente sfidando Bruxelles e i mercati in un insensato braccio di ferro vissuto sul pericoloso filo dello sforamento del 3% del Pil e di un diabolico «complotto» ordito dai mercati finanziari.
Chissà come mai la tesi complottista riemerge solo quando è in ballo un giudizio negativo, mentre se veniamo promossi (d'accordo, non accade spesso...) o quando vengono espressi pareri sugli altri Paesi tutto tace. Ricordate l'indagine strombazzata dalla procura di Trani che accusò tra il 2011 e il 2012 le agenzie di rating di voler destabilizzare il Paese architettando un downgrade assassino? E' finita - ovviamente - in una bolla di sapone.
La verità è che un governo diviso su tutto (nazionalizzazioni, grandi opere, pensioni d'oro...) non pone mai l'accento sulle priorità reali: produttività, innovazione e quel fardello di debito che inquieta gli analisti di Fitch. I mercati, le agenzie di rating e la Ue chiedono questo ma pare capirlo solo Tria. Intanto l'export frena (pessima notizia per le aziende) e lo spread vola (pessima notizia per tutti, perché si pagano 5 miliardi di interessi in più e le banche zeppe di titoli di Stato finiranno per stringere i cordoni).