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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Myrna e la voglia di suonare il piano

di Monica Borettini -

02 settembre 2018, 23:00

Myrna e la voglia  di suonare il piano

Nel giorno del suo 84°compleanno - da tempo non festeggiava più questa ricorrenza - Myrna era rimasta sola a guardare le goccioline di pioggia che formavano ricami imbizzarriti sulla vetrata della sua vecchia casa.
Nessuna voglia di partecipare al pranzo per il Santo Patrono: una fitta al petto dalla mattina le aveva infatti tolto appetito e voglia di compagnia. Carlo invece vi era andato, senza troppo curarsi di lei come sempre. Un brav’uomo sposato più per convenienza che per amore quando entrambi non erano più giovani. La figlia era lontana e la vita di Myrna scorreva come un’acqua lenta e silenziosa.
Ebbe voglia di suonare. Seduta al pianoforte aveva iniziato a tamburellare con le dita un motivetto che ricordava senza spartito. Subito la stanza disadorna, aveva preso un altro colore, le pareti rimandavano ricordi e lacrime.
Schizzi desiderabili e chiazze di buio. Questo era il potere della musica: l’evocazione di momenti che sono il pane della vita stessa. Rivisse un primo bacio rubatole fra le stelle alpine di Passo Pordoi da un ragazzo biondo e timido, figlio di amici di famiglia. Labbra morbide e zuccherine e senso di colpa.
Poi, a tavola tutti insieme al rifugio, gli occhi di Myrna avevano temuto che i suoi genitori potessero immaginare l’accaduto. Ma quel timore non era riuscito a scalfire la dolcezza, la purezza di quell’attimo speciale. Le note diventarono impetuose, sotto le dita veloci e ruggenti e Myrna si aggranchiò al ricordo della nascita di Gloria. Una domenica torrida, ferragosto in una sala parto deserta. Con una giovane ostetrica inesperta e un forcipe che le aveva straziato le carni. Il ricordo del dolore era ancora dolore. Gloria era partita da tempo e dava rare notizie. Tentò allora uno dei notturni di Chopin, quel musicista aveva capito tutto dalla vita! Nella sua musica c’erano una bellezza e una conoscenza che le facevano dispiegare le ali. E Myrna volò verso un mare foecunditatis in cui impeto, passione ed effervescenza di luna si mischiavano in un sublime piacere. Eccoli allora i ricordi più belli! Quelli capaci di svegliarle il cuore: il giardino del nonno. Un balsamo che le scioglieva l’anima. Ad ogni primavera Myrna diventava stupore di farfalla tra i cipressi intagliati e i raggi d’ametista delle viole, accanto alla fontanella di mosaico rosso: il nonno ne andava tanto fiero da circondarla di un cespuglio di rose antiche, profumate e impettite. Riassaporò l’aroma dei limoni nei vecchi barili dismessi, carichi di frutti perché l’amore di quel vecchio, burbero e pignolo, veniva tutto riversato in quel sontuoso giardino. Incastri perfetti e cromie sapienti affascinarono il suo sguardo azzurro. Ma un bussare discreto la fece precipitare sulla terra. Insistente, sempre più forte perché la musica lo aveva coperto. Chi poteva essere? Tutto il paese era alla festa, non attendeva nessuno!
Stanca di orfanità? Forse evocata da quelle note?
Titubante nel suo abbraccio affettuoso, Gloria era tornata.