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EDITORIALE

Il sadismo dello stupro, l'annullamento dell'altro

di Anna Maria Ferrari -

03 settembre 2018, 18:26

Il sadismo dello stupro, l'annullamento dell'altro

Gli attrezzi per le sevizie li custodiva in una valigetta, nell'attico in centro: la frusta di pelle, il morso da cavalli per tapparle la bocca. Ne parliamo nelle pagine di cronaca: la vittima è una ragazza parmigiana di 21 anni adescata su Facebook, i carnefici (presunti) un noto commerciante e il suo pusher di coca nigeriano. Nel Veronese, in una tenuta agricola considerata un modello d'efficienza, il padrone ha chiuso in una cassetta per le mele la sua fidanzata e l'ha lasciata lì per 15 giorni, segregata. Lei, 44enne polacca, chiedeva acqua e cibo, implorava di essere liberata: «Nessuno ti sente», le ripeteva il carnefice, come un mantra della crudeltà. Oltre al fatto drammatico che le vittime sono sempre donne, cosa c'è in comune tra questi due tremendi episodi di cronaca?

A far riflettere è una frase dei poliziotti: «In tanti anni mai visto nulla di simile». Allora, il punto è che si va ben oltre la pur gravissima violenza di genere: ad essere leso è l'essere umano, annichilita la persona. Colpiscono il sadismo, l'efferatezza, la fisicità assoluta della violenza e la totale mancanza di empatia. Come se i corpi fossero carne che non sente il dolore. L'altro è annullato, o meglio, esiste solo perché mi fa esistere: io comando, tu subisci e di te faccio quello che voglio, non mi interessano le conseguenze. Mentre attorno a noi, nella politica e sui social, si alza il livello dello scontro verbale, tanto da far sembrare normale l'umiliazione e l'offesa, il dramma è che assistiamo a questa indifferenza davanti al male anche nella vita di ogni giorno.