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EDITORIALE

Che cosa succederà ora alla Lega (e al Paese)

di Michele Brambilla -

07 settembre 2018, 16:28

Che cosa succederà ora alla Lega (e al Paese)

Che cosa succederà ora alla Lega, dopo che i giudici le hanno imposto di restituire 49 milioni, dieci volte tanto quanto c'è nelle casse di via Bellerio? Non è chiaro. Non si capisce se il partito chiuderà, se cambierà nome, se si fonderà con Forza Italia in un partito unico del centrodestra. Soprattutto non è chiaro se questa decisione della magistratura avrà ripercussioni sul governo.
Una cosa però è fin d'ora chiara, chiarissima. A differenza di quanto avvenne ai tempi di Mani Pulite, quando le manette e gli avvisi di garanzia provocarono lo scioglimento di partiti storici, oggi una decisione avversa della magistratura non fa più perdere consensi; al contrario - almeno in un caso come questo - li fa guadagnare. Salvini ieri ha detto che gli italiani sono con lui, e certo c'è in queste uscite buona parte della sua spavalderia: ma è vero che la reazione più diffusa degli italiani (non l'unica reazione: ma la più diffusa) è di solidarietà. La gente ritiene assurdo che debba pagare Salvini per fatti commessi da altri; e non capisce perché un sequestro debba essere esecutivo dopo una sentenza di primo grado. Tanto meno la gente capisce perché Salvini sia indagato per la vicenda del “no” agli sbarchi.
Chi vorrà battere la Lega, dovrà farlo per via politica. Quella giudiziaria non funziona più: non lo diciamo ai giudici, che fanno il loro mestiere, ma a chi si illude di trarre profitto da inchieste e sentenze.