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Il comandante Alfa senza segreti: «Vi racconto le mie missioni più rischiose»

Uno dei fondatori del Gis intervistato dal campione di apnea Pelizzari ha presentato il suo nuovo libro«Il mio obiettivo? Vorrei che la gente guardasse con occhi diversi gli uomini in divisa. E che ci voglia più bene»

di Chiara De Carli -

07 settembre 2018, 23:15

Il comandante Alfa senza segreti: «Vi racconto le mie missioni più rischiose»

«Sono partito da Castelvetrano che ero un ragazzo scapestrato e sono tornato come esempio per un paese che si dice che sforna solo mafiosi. I giovani si stanno muovendo contro la cultura dell’omertà e, se loro ci aiutano, noi presenteremo il conto a Matteo Messina Denaro: Castelvetrano non è sua, è degli onesti. L’Arma dei Carabinieri il conto lo presenta sempre e io sarò presente alla cattura».

E’ una promessa importante quella fatta davanti ai fontevivesi dal comandante «Alfa», uno dei cinque fondatori del Gruppo di Intervento Speciale dei carabinieri che quest’anno celebra il quarantesimo anniversario, durante la serata di presentazione del suo nuovo libro «Missioni Segrete» (Longanesi) nel chiostro del Collegio dei Nobili in una serata voluta dall’amministrazione comunale «per dire grazie – come ha spiegato il sindaco Tommaso Fiazza – a tutti gli uomini delle forze dell’ordine per il lavoro quotidiano che svolgono sul nostro territorio, sempre al fianco e al servizio dei cittadini».

Nel dialogo con il campione Umberto Pelizzari, collezionista di record del mondo di apnea e da quattro anni nella squadra dei Gis come istruttore, Alfa ha raccontato ad una platea attentissima ed emozionata le missioni coperte dalla più assoluta segretezza, sia in Italia sia all’estero, l’addestramento della polizia locale in Afghanistan, la cattura di pericolosissimi criminali di guerra nella ex Jugoslavia i retroscena delle missioni più rischiose.

Racconta la propria esperienza come addestratore di scorte e reparti speciali ma anche la vita difficile di chi, per far parte dei Gis, deve rinunciare alla «vetrina» mediatica al termine di operazioni di successo e continuando ad indossare il mefisto nero nelle occasioni pubbliche per mantenere quell’anonimato che garantisce di poter continuare a svolgere il proprio lavoro.

Ma i suoi occhi, l’unica cosa che non è coperta dalla divisa, brillano quando parla dei salvataggi di vite umane; sorridono quando racconta dei primi passi come piantone nelle caserme di paese (tra cui anche quella di Palanzano); si incupiscono quando ricorda gli inizi del Gis vissuti con l’amico Enzo Fregosi morto nell’attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya; e si riempiono di rabbia quando il discorso tocca le «esecuzioni» di colleghi da parte di malviventi senza pietà.

E dal palco Alfa ha «suonato la carica» ai tanti colleghi delle forze dell’ordine che lo stanno ascoltando («non mollate mai: il nostro obiettivo è quello di renderci utili alla collettività») e, con un emozionante video che ha riunito le parole del generale Dalla Chiesa e le immagini delle attività quotidiane dei Carabinieri e delle esercitazioni degli uomini del Gis, riempito di orgoglio tutti i presenti.

«Uno degli obiettivi di queste serate e dei libri che ho scritto, oltre al fatto di poter devolvere il ricavato in beneficenza, è anche quello di far guardare con occhi diversi gli uomini in divisa, di fare sì che la gente ci voglia ancora più bene e anche di avvicinare i ragazzi alle forze di polizia – ha rivelato Alfa – sarei contento se qualcuno di quelli che sono qui stasera decidessero di entrare nell’Arma e, magari, anche nel Gis».