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EDITORIALE

Tacito patto per evitare la crisi

di Vittorio Testa -

08 settembre 2018, 15:05

Tacito patto per evitare la crisi

“Gli italiani sono con noi”, va ripetendo Matteo Salvini, davanti alle iniziative della magistratura: e alla domanda, posta da Alberto Mattioli della ‘Stampa”, se la Lega cambierà nome per sottrarsi al sequestro dei fondi, il ministro e vicepresidente del Consiglio fa capire che lo slogan grafico “Lega. Salvini Premier” rimarrà sempre sui simboli elettorali. Il che significa l’impossibilità a che nasca un partito unico del centrodestra: ipotesi peraltro esclusa anche da Silvio Berlusconi, a sua volta inimmaginabile come candidato sprovvisto delle propria identità politica, il vessillo “Presidente Berlusconi, Forza Italia”. Eliminati questi due ipotetici incagli, resta salda l’alleanza tra il segretario leghista e Di Maio, alleanza che ha il vento dei sondaggi nelle vele: la Lega addirittura al 34 per cento (il doppio dei voti ottenuti il 4 marzo); il Movimento 5 stelle in leggero ripiegamento al 29 (voti reali al 32 per cento) e con l’emergere di chiari dissapori interni da parte dell’ala di sinistra capeggiata dal presidente della Camera Roberto Fico in aperta polemica sulla gestione-migranti di Salvini. Dunque si è creata una situazione sostanzialmente bloccata, che parrebbe escludere turbolenze tali da provocare una crisi. Salvini e Di Maio, la vera Diarchia detentrice del potere, scippato, lui consenziente, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, procedono all’unisono: annunci forti, ripensamenti tranquillizzanti Bruxelles, retromarce non contestate dai supporter, tutti innocentisti e identificanti nelle passate gestioni politiche la genesi di ogni male ora gravante sulle spalle di questi due uomini nuovi grazie ai quali si sta attuando un positivo cambiamento. Il credito è ancora intatto, anzi complessivamente in aumento, seppur vittuale nella parte aggiuntiva: la somma del consenso Lega-M5s è al 60 per cento, con un sostanziale ribaltamento dei rapporti di forza: la Lega ha il 17 per cento di voti reali ma altrettanti potenziali in caso di elezioni. Il M5s ha il 32 per cento ma è virtualmente indebolita nel calcolo delle previsioni. Ne consegue la formazione di un tacito patto di legislatura, conveniente soprattutto a Di Maio nonché al Paese: una crisi sarebbe infatti una sciagura che comunque non potrebbe sicuramente sfociare in elezioni anticipate a breve, stanti gli impegni economici e internazionali che attendono il governo. Inoltre lo straordinario consenso che Salvini va mietendo in ogni dove pone necessariamente Di Maio nella condizione di reggitore dell’accordo. Stando ai sondaggi,infatti, eventuali elezioni anticipate metterebbero Salvini nelle condizioni di avere a disposizione i famosi due forni: quello del rinnovo dell’intesa con Di Maio, magari indebolito anche dal dissidio interno e un’eventuale diaspora guidata da Fico, comunque tale da raggiungere una sommatoria del 60 per cento; e quello del ritorno da figliol prodigo nelle braccia del Cavaliere. Forza Italia pur sicuramente in declino è però quotata intorno al 10 per cento (ora è al 17). Fratelli d’Italia sfiora il 5 per cento. Salvini balzerebbe al 33 o 34:cosicché il centrodestra potrebbe persino superare il 50 per cento, più che bastante a una nuova maggioranza. Ma non è improbabile che, preso atto della crisi del Pd e quindi della mancanza di un’alternativa praticabile, si giunga con questo assetto politico alle elezioni Europee previste nel maggio 2019: così ormai vicine da rendere pressoché impossibile andare alle urne anticipatamente. Nell’uno e nell’altro caso, potrebbe comunque verificarsi il ritorno in maggioranza di Berlusconi, ridiventato interlocutore indispensabile al tavolo politico, a capo del quale Matteo Salvini darà le carte della nuova partita.