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INTERVISTA

Gerra: «La cocaina ti sequestra il cervello e ti brucia la vita»

10 settembre 2018, 08:02

Gerra: «La cocaina ti sequestra il cervello e ti brucia la vita»

LEONARDO SOZZI

Sigmund Freud, alla fine dell'Ottocento, descriveva la cocaina come una panacea per tutti i disturbi mentali e raccontava alla fidanzata di aver scoperto una sostanza meravigliosa, che funzionava benissimo sui depressi, invitandola a provarla. Perché allora le grandi aziende farmaceutiche non saltarono dentro a pie' pari a questo sicuro business? «Perché il depresso, che era tanto migliorato nei primi mesi, poi sprofondava in una serie di problemi giganteschi. Perdeva il controllo comportamentale, sviluppava psicosi, paranoie e una dipendenza che inabilita la vita normale».

Cita anche il padre della psicanalisi Gilberto Gerra, medico parmigiano, ex direttore del Sert di Parma e da più di dieci anni alla guida del settore Prevenzione droga e salute del programma contro droga e crimine (Unodc) dell’Onu.

COME AGISCE SUL CERVELLO

«La cocaina è uno stimolante - spiega Gerra - e quindi è molto diversa dalle altre sostanze depressori del sistema nervoso centrale che vengono usate, come come l'alcol e l'eroina, dove lo stimolo gratificante si ottiene in modo indiretto. La cocaina invece è, come dicevo, primariamente e direttamente uno stimolante e quindi, per prima intenzione, dà risposte piacevoli stimolando nel cervello la dopamina. La dopamina è il neurotrasmettitore della motivazione, dell'aspettativa di una gratificazione. Ha presente quella del ''Sabato del villaggio di Leopardi'', del giorno che precede la festa? O quella del salmone che risale la corrente per accoppiarsi? In quella situazione secerne dopamina in gran quantità motivandolo a fare salti che gli permetteranno di raggiungere la compagna. Ecco allora che il nostro sistema della gratificazione viene completamente ''sequestrato'' dalla cocaina. Così si riferisce solo ad essa e non più alle gratificazioni naturali della vita. Quelle degli affetti, dell'attività professionale, tanto per intenderci».

LA VISIONE DI ONNIPOTENZA

Sotto l'effetto di questa sostanza - spiega Gerra - hai una sorta di visione di onnipotenza che toglie tutte le inibizioni. Provocando guai seri. Un esempio tipico? Il grande pericolo nel guidare: vedi un sorpasso sempre fattibile, anche se ci sono pochi metri di margine e ti schianti. Ma anche in tutti gli altri ambiti della vita, come il lavoro. «Il film ''The Wolf of Wall Street'' (del 2013, regia di Martin Scorsese, con Leonardo Di Caprio, ndr) - spiega Gerra - mostra ad esempio come quei finanzieri spregiudicati agivano sotto uso di sostanze. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che anche la finanza creativa di alcuni anni fa fosse facilitata in parte anche all'uso di cocaina. Rendeva ''onnipotenti'' anche in quell'ambito».

Ma attenzione, sarebbe un grave errore credere che il consumatore tipo di cocaina sia una persona senza problemi particolari che semplicemente ne fa uso per vivere al top, andare oltre. C'è chi riesce a utilizzare la sostanza con gli amici nella notte presentandosi per un certo tempo brillantemente al lavoro. A chi sostiene una possibile normalizzazione dell'uso della polvere bianca, un aiuto a vivere al top senza conseguenze problematiche, Gerra risponde: «Provate a chiederlo a sua moglie, ai suoi famigliari. Nella vita privata di queste persone emergono problematiche molto serie evidenti per le persone intime. E' difficile essere padri, mariti o coinvolti in affetti stabili e relazioni interpersonali significative con la cocaina».

«Chi fa uso di polvere bianca è spesso una persona vulnerabile prima di incontrare la droga - aggiunge Gerra -: si sente inadeguata nelle relazioni con gli altri, specie dell'altro sesso, e utilizza la sostanza credendo di poter superare queste fragilità».

LA DOPPIA DIPENDENZA

Altro fattore importante è che «se sei dipendente da cocaina, per quasi tutti è necessario anche l'utilizzo di farmaci, ad esempio i tranquillanti, o di alcol in concomitanza. Perché la coca produce situazioni psicofisiche difficili da tollerare - spiega l'esperto dell'Onu -. Per esempio forte tachicardia, insonnia, ansia, irritabilità, ma anche difficoltà a vedere la realtà nel suo contesto. E può produrre pensiero paranoide. Così si è portati all'uso dell'alcol o di farmaci per mitigare gli eccessi della cocaina. Una sorta di obbligo a una seconda dipendenza».

L'OSSESSIONE

La polvere bianca, poi, a differenza delle altre droghe, non crea drammatici problemi di astinenza fisica, come accade per l'eroina. «Crea sì uno stato di agitazione, ma soprattutto un'ossessione: quel ''voglio la cocaina'' che diventa l'unico motivo per stare al mondo. Si tratta di una sostanza che crea ''addiction'', in italiano traducibile con dedizione, cioè ''sono dedito a'' in modo compulsivo. Magari se ne fa uso solo nel weekend, ma il pensiero ossessivo durante tutti i giorni precedenti è rivolto all'uso della sostanza».

I PERICOLI PER IL CORPO

«Come stimolante è un farmaco che può produrre una quantità di guai anche già dalla prima volta che se ne fa uso - spiega ancora Gerra -. Con un rischio di avere ictus o disturbi cardiovascolari molto alto. Ad esempio aritmie, addirittura un arresto cardiaco, ma anche trombosi e insufficienza renale per chi la inietta in vena. A seconda della sensibilità dell'organismo della persona che ne fa uso». A lungo termine, poi, esaurite le scorte di dopamina, scatta un effetto contrario a quello provocato all'inizio dell'assunzione. «Dopo mesi o qualche anno troviamo una persona anedonica, abulica, se non quando è sotto l'effetto della sostanza».

E tra i sintomi dell'utilizzo cronico, aggiunge, c'è anche l'impotenza sessuale. «L'esaurirsi della dopamina riduce con un meccanismo neurormonale la performance sessuale con la possibile necessità di utilizzare fantasie estreme per reggere le prestazioni».

LA PREVENZIONE

Gran parte del lavoro di Gerra è legato alla prevenzione. Che parte dal bambino e dal preadolescente. «Con le scuole si lavora soprattutto non sulle sostanze per sé, ma sulla vulnerabilità delle persone a rischio. Il rischio che hanno i giovani che si espongono anche soltanto per provarla».

Cosa serve allora: «Accompagnare i giovani, già dalla preadolescenza, a pensare che non occorre essere onnipotenti per essere amati. Che puoi essere accettato, apprezzato anche con le tue povertà, i tuoi difetti, le tue imperfezioni. E allo stesso tempo far perdere ai giovani il desiderio di omologazione, del dover sentirsi in obbligo di essere sempre all'altezza degli altri, delle loro prestazioni eccezionali». Un impegno per la famiglia, la scuola, le realtà educative. «Sì, per trasmettere ai giovani che è più bello essere autentici che essere al top».

Ed educare a una sessualità che fa parte di un percorso di rispetto, di coinvolgimento. «Insegnamo ai ragazzi la poesia delle relazioni tra i sessi - conclude Gerra -, al contrario della visione del sesso usa e getta. E di come questa poesia accompagni a scoprire gli affetti e le emozioni di una relazione d'amore. Perché non c'è bisogno della polvere bianca per avere relazioni straordinarie e appaganti».

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