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EDITORIALE

Genova, ricostruzione ostaggio dell'ideologia

di Domenico Cacopardo -

13 settembre 2018, 17:48

Genova, ricostruzione ostaggio dell'ideologia

Un drammatico allarme sta investendo le banchine di Genova: i detriti del ponte bloccano ancora i binari in uscita e in entrata dal porto, tagliando i rifornimenti delle navi. I carburanti stanno per esaurirsi. Se ne è discusso in questi giorni nell’ambito di uno dei periodici incontri per il corridoio europeo Reno-Alpi-Genova, di cui il Terzo Valico (tra Genova e la pianura padana) - cui i 5Stelle si oppongono - è componente essenziale.
Il governo pensa a misure di soccorso per gli operatori portuali, quando invece occorrerebbe lavorare giorno e notte per lo sgombro dei binari e la riapertura della ferrovia (insufficiente) che già esiste.
La questione, infatti, non sono i sussidi, tipici del nostro paese e della mentalità di questo governo, arrivato al potere sull’onda della promessa di un sussidione di massa, denominato «Reddito di cittadinanza». La questione è la perdita di traffico commerciale che investirà Genova a favore di altre destinazioni mediterranee e nord-europee come Rotterdam e Le Havre. La geografia economica ci insegna che i mutamenti delle rotte derivanti da fatti politici o naturali vengono riassorbiti con difficoltà e con tempi biblici. Certo, a Genova è accaduto un disastro imprevisto (ma prevedibile). Ma nessuno a Roma o nella Procura della città s’è reso conto della irrinviabile corsa contro il tempo, sui minuti, che ha investito tutta l’area.

Domani, il governo dovrebbe approvare, su proposta del ministro Toninelli, un decreto per Genova. In esso, dovrebbe essere compreso l’universo emergenziale, dalla ricostruzione del ponte, alle misure per gli sfollati, alla costruzione degli alloggi necessari per risistemarli, ai provvisori benefici fiscali. Il punto critico, tuttavia, rimane l’ideologia punitiva che anima gli uffici di Porta Pia. Nel decreto, infatti, dovrebbe essere introdotta l’esclusione di Autostrade dalla ricostruzione a favore di un affidamento per legge a Fincantieri, l’azienda di Stato specializzata nella costruzione di navi militari e da crociera.
A parte il fatto che un’azienda statale non garantisce di per sé una gestione trasparente ed efficace (come dimostrano decenni di Partecipazioni statali) c’è da sottolineare che la procedura immaginata confligge con le norme europee e nazionali che prevedono, al di sopra di una certa soglia, ampiamente superata dai lavori di ricostruzione del ponte, una gara.
La realtà (grande nemico degli ideologi) imporrebbe di evitare un imponente contenzioso che bloccherebbe per anni la procedura immaginata dal governo e di promuovere un’intesa tra vari soggetti (tra cui Autostrade, obbligata a ricostruire e a coprire tutti gli oneri derivanti dal disastro). Solo la meditata ragionevolezza della Regione Liguria (presidente Toti) e del Comune (sindaco Bucci) potrebbe indurre il governo a riflettere e a scegliere il presto e bene.
C’è da sperarci poco. Solo la Lega partner essenziale della coalizione potrebbe imporre un po’ di sano realismo.

www.cacopardo.it