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EDITORIALE

Dalla piccola Greta una lezione per i grandi

di Francesco Bandini -

14 settembre 2018, 16:52

Dalla piccola Greta una lezione per i grandi

Di solito è dagli anziani che c’è molto da imparare, per il bagaglio di esperienza di cui sono portatori. Ma qualche volta l’esperienza è meglio non averla e ad essa è preferibile una coscienza ancora non contaminata dalle malizie della vita e non indurita dai compromessi che prima o poi si è costretti ad accettare. E allora si scopre che ogni tanto è anche dai bambini che arrivano grandi lezioni, tanto più straordinarie quanto più semplice è il loro messaggio.
Come il messaggio di Greta, 15 anni, svedese, che zaino in spalla e cartello in mano, per parecchi giorni ha «scioperato» a modo suo, disertando la scuola e piazzandosi davanti al parlamento di Stoccolma per richiamare l’attenzione sul tema epocale – e proprio per questo ancora troppo spesso preso sottogamba – dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale, di cui proprio quest’estate la Svezia ha pagato le conseguenze con le temperature più alte di sempre.
A curiosi e giornalisti che l’avvicinavano stupiti per capire cosa volesse mai dimostrare, lei spiegava – peraltro in un inglese impeccabile, cosa che nei Paesi scandinavi è normale anche fra gli adolescenti – concetti di una disarmante (e illuminante) logicità, del tipo: «È mia responsabilità morale fare ciò che posso»; «Voglio che i politici si concentrino sul clima per trattarlo come una vera crisi»; «È già troppo tardi, dobbiamo fare più velocemente».
Ascoltiamo Greta e i giovanissimi come lei, che a volte ci insegnano più di molti adulti e che hanno il vantaggio di vedere le cose per come stanno realmente e non per come conviene che appaiano, di poter parlare senza obbedire a inconfessate convenienze o dogmi precostituiti, o, peggio ancora, a una rassegnazione che tutto sommato risulta spesso più comoda di una consapevole e faticosa azione.
Anche in fatto di coraggio la battagliera quindicenne non scherza. Lei, che per parecchi giorni ha marinato la scuola (sia pur per una nobile causa), ha tagliato corto: «Non mi interessa se mi metto nei guai con la scuola, perché credo che anche una sola persona possa fare la differenza». No, non c’era bisogno che andasse a scuola in quei giorni: non le servivano lezioni, semmai aveva lei da darne. A tutti noi.

fbandini@gazzettadiparma.net