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EDITORIALE

Infrastrutture: cronache dall'Italia in perenne ritardo

di Aldo Tagliaferro -

17 settembre 2018, 15:02

Infrastrutture: cronache dall'Italia in perenne ritardo

Questo è un Paese che solo se viene ferito profondamente rivolge l'attenzione a temi che in qualsiasi altro contesto civile sono materia di dibattito quotidiano. Prendiamo le infrastrutture: i riflettori si sono accesi in modo convulso su ogni viadotto dopo l'inaccettabile tributo di 43 vite sotto le macerie del ponte Morandi. Parliamo di un nodo nevralgico per i trasporti nazionali, figuriamoci a che punto siamo nel contesto ancora minuscolo delle infrastrutture per la mobilità elettrica.
Ci è capitato di tentare l'utilizzo della ricarica elettrica all'aeroporto di Linate, mica a Comiso. Milano: la città dell'Expo, dei giardini verticali e dei grattacieli griffati da archistar che la proiettano all'avanguardia del nuovo Millennio. Ebbene: l'impeto ecologista si ferma alle colonnine del parcheggio interno (che costa per poco più di 24 ore quanto una cena in uno stellato...) la cui ricarica gratis è strombazzata dai cartelloni pubblicitari. La beffa è che l'iter di carte e scalini per ottenere la tessera non funzionante e l'assoluta mancanza di risposte sul disservizio sono degni della peggior burocrazia pubblica. Guasto temporaneo? Macché, a un collega era accaduta la medesima cosa un paio di settimane prima.
Non finisce qui: proviamo con la nuovissima colonnina privata montata nel parcheggio esterno non «dialoga» con il circuito della nostra tessera, segno che per quei quattro gatti che tentano la via virtuosa dell'elettrico le multiutility non si prendono la briga di concepire una rete condivisa. Non resta che fermarsi a San Donato, dove la tessera funziona ma la ricarica è di quelle lente, con tempi troppo lunghi per una Milano che vuole andare di corsa.
La rete di ricarica elettrica in Italia è inferiore dell'80% alla media europea, eppure è una delle priorità del futuro prossimo per la mobilità urbana. E' la spia di un Paese dalle infrastrutture raffazzonate, in perenne ritardo nelle autostrade immateriali della banda larga, costretto a fare i conti con una rete dell'alta velocità striminzita (e magari in tilt come la settimana scorsa), con servizi per i pendolari in condizioni disastrose. Sarebbe ora di affrontare la questione delle infrastrutture a 360 gradi in modo serio, non sull'onda dell'emotività o della convenienza politica.

atagliaferro@gazzettadiparma.net