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Il ricordo

«Don Domenico, sempre al fianco delle famiglie nella gioia e nella sofferenza»

di Chiara Cacciani -

18 settembre 2018, 11:34

«Don Domenico, sempre al fianco delle famiglie nella gioia e nella sofferenza»

Addio a monsignor Domenico Magri: aveva 87 anni il "padre" della chiesa di via Isola, parroco amatissimo da Fornovo a Langhirano, alla città, presidente onorario dell’Opera diocesana San Bernardo degli Uberti e Canonico della Cattedrale dal 2002. Il ricordo di Chiara Cacciani.

"L'aveva confidato spesso agli amici più cari, quanto avrebbe desiderato potersi congedare nel giorno del Signore. E domenica è stata, per monsignor Domenico Magri.

Prete colto – immancabili le sue citazioni: da Sant'Agostino a Trilussa, da Nietzsche a Renzo Pezzani - e fiero portatore di origini contadine, appassionato di musica e montagna, custode di memoria e accanito lettore che mai mancava l'appuntamento mattutino coi quotidiani, ha sempre conservato l'incanto per le Scritture, di cui sottolineava nelle omelie bellezza, potenza e attualità. Omelie arricchite da aneddoti della sua «vita da prete» - citando il titolo di uno dei suoi libri - e dai ricordi che lo legavano ad ogni singola comunità. Di città o di collina, grande o minuscola, recente o di gioventù: ciascuna speciale nel suo cuore. Quel cuore con una grande spina: il destino del fratello Ugo, «morto già salvato», vittima di una disumanità che sembrava aver già raggiunto il suo confine più estremo.

«La famiglia è gioia. Ed è anche dolori», aveva sussurrato nelle ore in cui era più faticoso parlare. E nelle famiglie – a partire da quella grande e amatissima d'origine, fino a quelle dei parrocchiani – don Domenico è stato sempre presenza viva e affettuosa: con l'entusiasmo del condividere le gioie e con una vera compassione (patire-con) dei dolori. E' così che ha accompagnato tante storie e il loro svolgimento: matrimoni e funerali, battesimi e malattie, generazioni che si susseguono in linea piana o affrontano vicoli ciechi e corse ad ostacoli. Sorriso e commozione, battute di spirito e parole di luce anche quando tutto sembrava buio: eccolo, il suo stile.

Aveva un enorme, dolcissimo rispetto per la sofferenza, che lo aveva sempre portato a voler stare vicino ai confratelli anziani e malati. Predicava una fede che si facesse coraggioso quotidiano e non solo facciata. E coltivava una grande speranza negli uomini e nelle donne. «Il bene sarà sempre superiore al male. E sarà l'ultima parola della storia», recita una sua omelia che mi è cara. E in questo finale parziale della storia, «bene» resta anche la sua eredità. L'ultima parola prima di bussare alla porta del Cielo".