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EDITORIALE

Le Olimpiadi dei litigi nel Paese dei campanili

di Aldo Tagliaferro -

19 settembre 2018, 16:26

Le Olimpiadi  dei litigi nel Paese dei campanili

Signore e signori, all'Italia sono state assegnate le Olimpiadi. Quelle del ridicolo, si intende. Dopo il capolavoro di autolesionismo in salsa grillina per Roma 2024, quando fu chiaro che per M5S un investimento è sinonimo solo di spreco, ieri anche il mostro tricefalo Milano-Torino-Cortina è stato abbandonato dal governo. Ci era voluto un certosino Giovanni Malagò - presidente del Coni - armato di manuale Cencelli da primissima repubblica (Milano Pd, Torino M5S, Cortina Lega) per impastare una candidatura che solo il Cio affamato di candidati poteva accettare.
La storia era nata male fin dall'inizio nel Belpaese dei campanili: ai Cinque stelle i Cinque cerchi sono indigesti (e magari i 600 milioni da sborsare possono tornare buoni per una manovra i cui conti non tornano...), Milano ha vissuto come una diminutio l'aggiunta di Torino, l'entusiasmo è sempre stato poco e i litigi - invece - all'ordine del giorno.
Curioso che mezz'ora dopo lo stop annunciato da Giorgetti sia arrivato il rilancio di Lombardia e Veneto. Era già pronto un piano bis? La Appendino grida al complotto, Di Maio scarica tutto sul Coni, Salvini è stizzito, Zaia ricuce, il Pd se la prende un po' con tutti, la Gelmini fa un appello per salvare la candidatura. Bravo chi ci capisce qualcosa.
Però, onestamente: voi affidereste le Olimpiadi a un Paese come questo?