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LA PAROLA ALL'ESPERTO

Lavoro all'estero: il requisito dei 183 giorni

di Daniele Rubini* -

20 settembre 2018, 22:53

Lavoro all'estero: il requisito  dei 183 giorni

IL QUESITO
Sono un cittadino Italiano residente in Italia, però lavoro più di 6 mesi l’anno in Austria. Non sono iscritto all’Aire e percepisco il solo reddito in Austria. Devo pagare tutte le tasse sul mio reddito in Austria (che sono ovviamente già Tassate) qui in Italia? 
M.K.
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L’articolo 2, comma 2 det Tuir individua gli elementi necessari al fine della determinazione della residenza fiscale in Italia delle persone fisiche. Risultano residenti sul territorio italiano coloro che per la maggior parte del periodo di imposta:
Sono iscritti nelle anagrafi della popolazione residente;
oppure hanno nel territorio dello Stato, secondo quanto previsto dal Codice civile, la residenza o il proprio domicilio. Quest’ultimo definito come la sede principale dei propri affari ed interessi.
Sarà sufficiente che si verifichi anche solo una delle condizioni sopra indicate per far sì che il soggetto sia considerato residente in Italia. Vengono inoltre considerati residenti i cittadini italiani cancellati dalle anagrafe delle popolazioni residenti e trasferiti in Stati o territori contenuti all’interno dei paesi cosìddetti «Black list». In questo ultimo caso è onere del contribuente fornire prova contraria a tale presunzione.
La convenzione contro la doppia imposizione tra Austria e Italia prevede che il reddito da lavoro subordinato sia tassato solamente in Austria nel caso in cui l’attività sia svolta in detto stato a meno che:
a) il beneficiario soggiorna nell'altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni nel corso dell'anno fiscale considerato;
b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell'altro stato;
c) l'onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa.

Nel quesito proposto dal lettore, secondo quanto previsto dalla convenzione, la permanenza per attività lavorativa in Austria per un periodo superiore a 183 giorni, costituirebbe requisito per tassare tale reddito solo in detto stato. Tuttavia secondo il fisco e la maggior parte della giurisprudenza la mancata cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente e la conseguente mancata iscrizione all’AIRE obbliga a pagare le imposte sui redditi in Italia, in quanto il dato anagrafico è preclusivo di ogni altro accertamento di fatto. (Cass. 21970/15, 677/15, 14434/10, 9319/06, 13803/01, 1225/98). Pertanto l’amministrazione finanziaria, in caso di mancata tassazione di tale reddito in Italia, potrebbe contestare l’operato del contribuente.
L’unica possibilità di difesa potrebbe essere quella di contrastare, in giudizio, le richieste dell’Agenzia delle Entrate. Sarà necessario segnalare la mancata applicazione del trattato contro la doppia imposizione Italia-Austria il quale prevede, indipendentemente dall’iscrizione o meno all’AIRE, che tale reddito sia soggetto a tassazione solamente nel territorio austriaco.

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