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EDITORIALE

E' Berlusconi l'arma anti Di Maio di Salvini

di Vittorio Testa -

22 settembre 2018, 18:01

E' Berlusconi  l'arma  anti Di Maio di Salvini

Ha tutta l’aria di essere un patto con la nuora affinché suocera intenda quello stipulato da Matteo Salvini con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. La ricucitura, la rinnovata intesa a carattere localistico ha una valenza politica molto significativa, come deterrente nei confronti di Di Maio e invece di possibile rilancio di Forza Italia. Rimette in campo e riaccende le speranze del Cavaliere subito pronto a celebrare l’accordo come prodromico a un cambio di governo: «Il centrodestra unito funziona, non solo esiste ma resiste», scandiva Berlusconi attorniato da microfoni e telecamere, per poi lanciarsi con la voce arrochita dalle mille battaglie in un vaticinio di sicura vittoria: «In un futuro non lontano tornerà alla guida del governo e del Paese, per fortuna degli italiani che usciranno presto dall’ubriacatura con i 5 stelle». Gli orizzonti di gloria sembrano tuttavia scenari di là a venire: il qui e ora che conta è l’intesa per mantenere o conquistare la guida di regioni e amministrazioni locali. Ma la rinascita seppur a uso spiccio del centrodestra permette a Salvini di mandare un lampante segnale a Di Maio, evidentissimo nonostante il leader leghista abbia poi trascorso il resto della giornata a rassicurare l’alleato sul carattere “strumentale” ed episodico del patto, arrivando a dichiarare di non aver assolutamente parlato con Berlusconi né della presidenza della Rai  né di pubblicità e men che meno d’avergli dato garanzie sulle sue aziende. Con il fido viceministro Giorgetti, Salvini si è poi prodigato a dipingere un futuro radioso per il connubio Lega-M5stelle: «Il governo durerà tutti i cinque anni della legislatura»; questo il ritornello dagli intenti rasserenatrici per un Di Maio che di fatto da ieri vede il collega diarca armato di una minacciosa ipotesi: lo spettro della riedizione di un centrodestra che i sondaggi indicano forte di un potenziale 45 per cento (32 la Lega,10 FI, 3 Fratelli d’Italia). Il messaggio di Salvini è chiaro, dice che la leadership gli appartiene di diritto sancito dal consenso: e che la ricorrente tentazione di parte dei 5 stelle a far saltare l’alleanza non allarma affatto una Lega che ha ritrovato in Berlusconi il forno alternativo al quale attingere. Da ieri dunque gli spazi di manovra di Di Maio sono pressoché nulli: escluso il ricorso a elezioni anticipate, il provocare una crisi significherebbe far nascere un governo di rapida transizione alle elezioni Europee del maggio prossimo: quando – questo sembra essere il piano d’azione di Salvini – la Lega farà bottino pieno sopravanzando di qualche punto il M5s e così rafforzando il proprio ruolo, anche in chiave europea. Un Salvini che passasse dal 6 per cento al 32 aprirebbe infatti ipotesi di scomposizione e ricomposizione tra le forze nel Parlamento europeo. I Socialisti e democratici, alleati in maggioranza con il Partito popolare, sembrano in piena crisi. Nel Ppe ci sono sia Forza Italia sia Orbàn, l’anti-Ue: e il Cavaliere potrebbe essere il garante moderatore di un’alleanza Lega-Ppe in grado di guidare un centrodestra europeo “sovranista” ma senza eccessi estremisti.

vittorio.testa@comesermail.it