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EDITORIALE

Il dovere di restituire. La lezione di Dallara

di Michele Brambilla -

23 settembre 2018, 14:50

Il dovere di restituire. La lezione di Dallara

Parlavamo, domenica scorsa, di come si sia perso il senso del futuro, il senso del dovere nei confronti delle generazioni che verranno. Una risposta straordinaria ci è arrivata l’altro ieri da Varano Melegari, dove alla Dallara hanno inaugurato l’Academy, una struttura nella quale convivono un grande spazio espositivo e un’area universitaria. Il primo, lo spazio espositivo, ci ricorda da dove veniamo: quali sono le auto partorite dal genio emiliano per i motori. La seconda, l’area universitaria, ci dice dove andiamo: lì si formeranno, con sei lauree magistrali, gli ingegneri che progetteranno le quattro ruote di domani.

Tutto questo, questo ponte fra il passato e il futuro, è stato voluto da un uomo che tra due mesi compirà 82 anni. Si chiama Giampaolo Dallara.

È un uomo famoso in tutto il mondo. Ha lavorato in Ferrari, Lamborghini, Maserati e De Tomaso, nessuno ha vinto a Indianapolis quanto lui, progetta auto per le più grandi industrie del pianeta: ma ha voluto che la sua azienda restasse sempre nel luogo in cui è nato e cresciuto, Varano Melegari. La sua Val Ceno. La sua patria: nel senso etimologico, cioè la terra che gli ha fatto da padre.

Ma non solo Dallara ha voluto che la sua azienda «restasse» a Varano. Ha voluto anche creare qui qualcosa per i giovani. L’Academy coinvolge le dieci aziende più grandi e prestigiose della Motor Valley emiliana (un concentrato di talenti unico) e quattro università: Parma, Bologna, Modena-Reggio e Ferrara. Venerdì c’era tanto mondo, all’inaugurazione di questa Academy: Jean Todt, Romano Prodi, il presidente della Regione Stefano Bonaccini, il governatore dello Stato dell’Indiana e tanti altri, perché di questa Academy si parlerà ovunque per i prossimi decenni, quando si dirà che molti dei migliori progettisti dell’automobile si sono formati a Varano Melegari, Val Ceno, Parma.
E perché Giampaolo Dallara ha fatto tutto questo? Perché dopo aver avuto tanto successo, ha spiegato, «era arrivato il momento di rendere qualcosa». «Rendere», questo è il verbo magico che abbiamo rimosso dal nostro vocabolario. Abbiamo dimenticato che tanto, per non dire tutto, ci è stato donato. Da chi ci ha messi al mondo innanzitutto, poi dalle persone che abbiamo incontrato, dalla nostra terra. «Sono quello che sono perché tante persone mi hanno insegnato qualcosa», ha detto Dallara, «e credo di avere il dovere di restituire». E perché - seconda domanda - Giampaolo Dallara ha fatto tutto questo a 82 anni? Perché «bisogna pensare a dopo se stessi, dobbiamo lavorare per il dopo», ha detto Andrea Pontremoli, l’amministratore delegato.

Ed è stato lui, Pontremoli, alla fine dell’inaugurazione, a rivelare (contro la volontà del patron) che questa Academy non è finanziata dalla Dallara, «ma da 55 anni di guadagni personali dell’ingegner Giampaolo». C’è qualcosa da aggiungere, dopo aver saputo una cosa del genere? No, non c’è niente da aggiungere.
mbrambilla@gazzettadiparma.it