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Via Mantova

Dopo l'incidente, i residenti insorgono: «Qui tutti corrono troppo»

24 settembre 2018, 06:01

Dopo l'incidente, i residenti insorgono: «Qui tutti corrono troppo»

LAURA FRUGONI

Quando hanno sentito il botto stavano per mettersi a tavola, Mimmo Caforio e la sua famiglia: ospiti in arrivo a pranzo, lasagne in forno quasi pronte.

«Stavo apparecchiando - racconterà poco dopo sua moglie - quando ho sentito un boato tremendo... ci siamo precipitati tutti in strada».

La strada è via Mantova, il tratto di rettilineo appena passata la rotonda di via Venezia: loro abitano nel complesso di case di via Paola Borboni (breve laterale chiusa) davanti al distributore e in un attimo sono volati giù a vedere che stava succedendo.

Un furgone Citroen Jumpy s'era appena scontrato con una Opel Zafira: carambola paurosa finita con il Jumpy di traverso in mezzo alle due carreggiate, mentre la Opel è balzata sul marciapiede, il muso schiacciato contro un albero.

E' stato Mimmo il primo a soccorrere gli automobilisti feriti e per fortuna in queste emergenze lui sa bene cosa fare, visto che è un volontario dell'Assistenza pubblica. Sulla Zafira viaggiavano marito e moglie, ma quello in condizioni più critiche è apparso subito l'uomo che cercava di scendere dalla station wagon: aveva preso una brutta botta al torace. Mimmo, dopo essersi accertato che l'automobilista è cosciente e respira, chiama il 118. Sono le 12,40: due ambulanze si dirigono a sirene spiegate in via Mantova (una poi verrà dirottata su un incidente in autostrada) tallonate dall'automedica.

Nel frattempo la strada precipita nel caos. Il furgone messo di traverso sbarra il passo sia a chi viene da Parma che al traffico sulla corsia opposta. Chi arriva da Vicopò cerca di passare «allargandosi» verso la piazzola del distributore ma per i mezzi pesanti è una parola. Intanto i soliti furboni cominciano a strombazzare. Mezz'ora dopo l'incidente, Mimmo è ancora lì a sbracciarsi sotto il sole a bordo strada, una pettorina arancione prestata da un motociclista, per cercare di far scorrere il traffico, ma quando all'orizzonte compaiono un paio di camion formato bisonte e una corriera l'impresa diventa disperata. Dall'altra parte della carreggiata in veste di vigili improvvisati ci sono un ragazzo e una ragazza. «Sono i miei figli» informa la moglie di Mimmo accorsa anche lei sull'orlo di via Mantova, c'è anche Elisa, una vicina di casa. «Ho chiamato la polizia, i vigili... dicono che stanno arrivando ma qui non arriva nessuno». La coda s'allunga. «Se andiamo via noi qui succede il caos».

I feriti vengono trasportati in ambulanza al Maggiore. Per fortuna non c'è nessuno in pericolo di vita. La pattuglia della municipale compare all'orizzonte: sono le 13,29. «Noi siamo montati alle 13,10» allarga le braccia un vigile. Si cerca di ricostruire la dinamica dello schianto. Nessun segno di frenata: forse il furgone stava per svoltare a sinistra in via Borboni ma è arrivata la Opel in fase di sorpasso e l'impatto è stato inevitabile. Ma è ancora presto per dire com'è andata con certezza, in queste cose serve tempo.

Invece non c'è tempo da perdere, qui in via Mantova: ne sono straconvinti Elisa e questo grappolo di residenti esasperati. Il loro messaggio arriva forte e chiaro: qui la gente corre troppo, e non solo di giorno («le macchine sfrecciano a tutte le ore, di notte fanno perfino i garini»). La pazienza ormai al limite: «E' da anni che chiediamo un semaforo, lì c'è la fermata dell'autobus, attraversano i bambini: siamo tutte famiglie con figli che vanno a scuola. Il sindaco ha detto che non è una strada pericolosa. Ma dobbiamo aspettare sempre che ci scappi il morto perché facciano qualcosa?».

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