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Lavori

Ponte sul Taro, arrivano i droni

24 settembre 2018, 06:03

Ponte sul Taro, arrivano i droni

MICHELE CEPARANO

L'illustre «paziente» è stato accuratamente visitato. Quella di ieri è stata una giornata intera di rilievi sullo storico ponte sul Taro della via Emilia fatto costruire da Maria Luigia agli inizi dell'Ottocento. Dalle 6 alle 21, infatti, il manufatto è rimasto chiuso a tutti i mezzi, ciclisti e pedoni compresi e il traffico è stato deviato sulla prosecuzione della tangenziale Nord. Una chiusura annunciata che non ha avuto ripercussioni sulla viabilità e che era necessaria per dare ai tecnici incaricati dai comuni di Parma, Noceto e Fontevivo (il ponte dal punto di vista amministrativo riguarda le tre realtà) la possibilità di effettuare con tutta tranquillità i rilievi geognostici e geometrico-strutturali dell'opera. Che, tradotto dal gergo tecnico, vuol dire raccogliere dati per capire le reali condizioni del ponte che per più di cento anni ha rappresentato l'unica strada tra una parte e l'altra della provincia di Parma. Un manufatto che non è a rischio, ma che comunque ha bisogno di lavori di riqualificazione.

Una vera e propria task force tecnica ha così lavorato sul ponte per quasi tutta la giornata. Una decina di persone tra ingegneri, architetti, geologi e operatori, tra cui l'ingegner Marco Belicchi, per quanto riguarda lo studio idraulico, l'ingegner Glauco Bufo (strutture), un gruppo di tecnici ricercatori dell'Università di Parma coordinati dall'architetto Andrea Zerbi, il geologo Giancarlo Bonini e, per quanto riguarda la parte topografica, il professor Gianfranco Forlani. «Il ponte è rimasto chiuso - ricorda l'ingegner Belicchi - per consentire alcuni sondaggi geognostici, perforazioni per verificare lo stato della struttura. Alcuni sono stati fatti nel Taro ma c'era la necessità di farne anche in corrispondenza del ponte. Perciò serviva il blocco del traffico».

L'altra attività che si è svolta è stata quella dei rilievi topografici e fotogrammetrici con strumenti all'avanguardia tra cui anche due droni, uno a quattro eliche e uno ad ala fissa, per avere il disegno esatto dell'opera per quanto riguarda la parte attualmente occupata dalla carreggiata.

Ma il «paziente» come sta veramente? Per la diagnosi occorrerà un po' di tempo. «Queste - puntualizza - sono però attività importanti che stanno alla base di qualsiasi progetto futuro».

Nel corso della giornata, ha proseguito, «sono state fatte due perforazioni in corrispondenza delle estremità del ponte, prima dal lato Piacenza e successivamente dal lato Parma, a circa quindici metri di profondità e altre due meno profonde sul ponte in corrispondenza di alcune arcate. Queste perforazioni permettono di raccogliere quelle che in gergo si chiamano carote, cioè il materiale che dà un'idea di com'è fatto il muro e e di cosa la struttura è composta. Possono essere anche utilizzate per delle prove di laboratorio. Grazie ai carotaggi si ottengono degli elementi utili per procedere al restauro». Prima di questi, nei mesi scorsi erano stati fatti anche alcuni sondaggi nell'alveo del Taro per verificarne lo stato geologico in corrispondenza del ponte. Per quanto riguarda il calendario delle prossime attività, inoltre, tra fine settembre e metà ottobre verrà eliminata la folta vegetazione a ridosso della struttura, operazione che non causerà nessuna chiusura al traffico. A fronte di un intervento del costo di tre milioni di euro (due già reperiti e uno ancora da trovare), il cantiere dovrebbe, infine, partire a inizio 2020.

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