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HI-TECH

Smartphone in classe: nemici o alleati?

Lingue straniere con il mobile learning

di Riccardo Anselmi -

24 settembre 2018, 19:26

Smartphone in classe: nemici o alleati?

In classe gli smartphone vengono sempre più visti come un problema, ma c’è anche chi invece ha deciso di puntare sui telefonini come una risorsa, per sviluppare nuovi strumenti per l’apprendimento, facendo tesoro delle metodologie messe in campo per il mobile learning, così da allenare, sfruttando tecniche come la ripetizione dilazionata con la quale memorizzare le nozioni acquisite, le capacità di parlare, ascoltare e leggere, per esempio, una lingua straniera. In effetti è ormai da tempo che la tecnologia si sta rivelando in campo linguistico una preziosa alleata, con l’imbarazzo della scelta: dai video su Youtube ai podcast, dai blog ai social, dai mooc (massive online open course) ai siti internet. Del resto, uno dei meriti della Rete è proprio quello di aiutare gli appassionati a condividere consigli e suggerimenti.
L’iperpoliglotta britannico Richard Simcott ricordava come, da giovane, una conversazione in una chat specifica gli avesse spalancato prospettive inedite per coltivare e sviluppare le sue attitudini, superando le insicurezze con il sentirsi parte di un’ampia comunità. A livello globale tra le piattaforme più popolari spicca, con oltre 300 milioni di utenti, Duolingo, il cui co-fondatore e ceo, Luis von Ahn, è stato adesso insignito del prestigioso premio Lamelson-Mit assegnato a coloro che sono riusciti a trasformare le loro idee in invenzioni capaci di migliorare il mondo in cui viviamo. Il sito internet (che comprende sintetiche notazioni di grammatica) e le app per iOs e Android si basano su un sistema che prevede, come in un gioco, gratificazioni - sotto forma di punti ottenuti - man mano che si sbloccano progressivamente le sezioni dell’albero nelle quali è suddiviso il corso, con l’obiettivo anche di rispettare la tabella di marcia liberamente impostata, che prevede di riservare a Duolingo anche appena una manciata di minuti al giorno.

Intervista: il metodo Aba per imparare le lingue



Tra le ultime novità inserite, le corone che distinguono cinque livelli per ogni sezione (skill), così da consentire di completare l’intero albero a diversi gradi di approfondimento di quelle che comunque rimangono nozioni elementari, sia pure, per alcune lingue, da arricchire con gli ulteriori materiali messi a disposizione tramite Podcast e il progetto Duolingo stories per esercitare le abilità di lettura e ascolto di un testo. I corsi rivolti a chi parla italiano sono attualmente quattro: inglese, francese, tedesco e spagnolo. Per chi parla inglese l’offerta arriva a una trentina di lingue, con le recenti aggiunte dell’hindi e dell’indonesiano. Se Duolingo punta su un approccio quasi ludico per memorizzare parole e frasi, ci sono anche iniziative che, sempre sfruttando le opportunità del web, sono strutturate più come una scuola, benché virtuale.
È il caso dell’europea Aba English, dove Aba sta per American & British academy: l’idea è di mettere subito l’allievo in contatto con la lingua realmente parlata, tramite brevi filmati appositamente girati in Uk e negli Usa, dai quali partire per progredire nelle varie abilità richieste per esprimersi correttamente in inglese. Anche qui, il punto forte fornito dalla tecnologia consente di utilizzare pure i momenti di attesa ovunque ci si trovi per provare, smartphone alla mano, ad arricchire il vocabolario (per esempio, con gli Aba moments tematici, ciascuno della durata di un minuto) o a proseguire con le lezioni, complessivamente 144, dal livello principiante assoluto all’avanzato.