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BOLOGNA

Il ragazzo ucciso scrisse: "Se mi volete morto, la fila è lunga"

Chiesto il carcere per il 16enne fermato. Forse una lite per motivi di droga alla base dell'omicidio

26 settembre 2018, 12:14

Il ragazzo ucciso scrisse:

«Se mi volete morto, la fila è lunga». Suona come un sinistro presagio la frase che si legge in cima al profilo Instagram di Giuseppe Balboni, il sedicenne ucciso da un coetaneo e gettato in un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle.
Nella vita social del ragazzo, a cui dedica una pagina il Corriere di Bologna, ci sono anche selfie da duro davanti allo specchio del bagno di casa, pose da rapper con il cappellino da baseball all’indietro o con la cuffia e gli occhiali scuri, ma anche messaggi teneri ad una ragazza.

CHIESTO IL CARCERE PER IL 16ENNE FERMATO. Il pm della Procura per i minorenni di Bologna Alessandra Serra contesta al sedicenne fermato ieri per l’omicidio del coetaneo Giuseppe Balboni l'aggravante dei futili motivi e l’occultamento di cadavere. Il corpo del ragazzo scomparso dal 17 settembre è stato infatti trovato in un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle. La Procura chiede poi la custodia cautelare in carcere, in vista dell’udienza di convalida del fermo, che non è ancora stata fissata. 

FORSE UNA LITE PER QUESTIONI DI DROGA. Avrebbe agito da solo il minorenne che ieri, nel corso di un interrogatorio, ha confessato l'omicidio dell’amico Giuseppe Balboni, il sedicenne trovato morto in un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle, nel Bolognese. Nella vicenda non sarebbero dunque coinvolti altri coetanei della vittima, né adulti.
Il delitto, a quanto si apprende, sarebbe avvenuto il giorno della scomparsa, al culmine di una lite fra i due ragazzi che la mattina di lunedì 17 settembre avevano un appuntamento prima della scuola. Il movente preciso del gesto è ancora in fase di accertamento, ma fra le ipotesi c'è che la discussione riguardasse questioni di droga, forse un piccolo debito. La confessione da parte del giovane è arrivata solo dopo il ritrovamento del cadavere. 

IL SEDICENNE FERMATO: "PISTOLA PER DIFENDERMI". Il sedicenne fermato per l’omicidio di Giuseppe Balboni era andato all’appuntamento con l’amico portandosi la pistola del padre, carica, per paura e come eventuale difesa.
E’ quanto sarebbe emerso nel corso dell’interrogatorio del ragazzo, che ieri ha confessato il delitto avvenuto al culmine di una lite con il coetaneo. A quanto pare il giovane fermato credeva che la discussione con l’amico, forse legata a questioni di droga, potesse degenerare e temeva per la propria incolumità.  

IL PADRE DEL RAGAZZO FERMATO SARA' DENUNCIATO PER OMESSA CUSTODIA DELL'ARMA. Il padre del minorenne fermato per l’omicidio di Giuseppe Balboni sarà denunciato per omessa custodia dell’arma usata dal figlio. Si tratta di un revolver calibro 38 che il ragazzino si sarebbe procurato, insieme alle munizioni, nella casa dove abita con i genitori. Dopo il delitto e l’occultamento del cadavere nel pozzo, l’arma era stata rimessa nello stesso posto, dove ieri i carabinieri l’hanno trovata e posta sotto sequestro. 

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