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EDITORIALE

Deficit-Pil al 2,4 %. Il vero problema è che si spende ma non si investe

di Aldo Tagliaferro -

28 settembre 2018, 16:36

Deficit-Pil al 2,4 %. Il vero problema è che si spende ma non si investe

La data del 27 settembre era segnata in rosso da mesi sulle agende dei mercati, di Bruxelles e anche degli elettori italiani. Tutti in trepida attesa per il dato sul deficit 2019 in rapporto al Pil che è alla base della «manovra del popolo». In soldoni indica il disavanzo in un dato periodo di tempo (a differenza del debito pubblico che è tutto ciò che lo Stato deve ai suoi debitori) e la capacità del Paese di produrre ricchezza e quindi di ripagare il debito che accumula. Dunque alla fine ha prevalso il 2,4% voluto da Di Maio & Salvini, alle prese con un elettorato a cui vendere qualche solida realtà dopo tanti sogni elettorali, invece dell'1,6% a cui si aggrappava il realismo del ministro Tria.

Certo, sono pochi decimali, eppure spostano miliardi di euro. E provocano reazioni pesantissime sui mercati, perché solo avvicinarsi alla soglia del 2% innervosisce Bruxelles (che ci chiede una correzione dello 0,6% del deficit strutturale) e fa impennare lo spread, lo scarto tra i rendimenti del Btp italiano e il rassicurante Bund tedesco. Tassi di interesse più elevati significano maggiori spese per lo Stato (vanificando qualsiasi manovra) e alla fine della catena finanziamenti bancari più cari. Attendiamoci giornate di passione a Piazza Affari.

Il fatto di essersi ridotti la sera del 27 a un Consiglio dei ministri da resa dei conti la dice lunga sul clima nell'esecutivo, dove il ministro Tria è parso l'unico ancorato alla realtà.

Ma attenti a non guardare il dito anziché la luna: il target del deficit è sì un tema cruciale, ma ben più importanti sono le decisioni di politica economica che lo determinano. Chiedere maggiore indebitamento per investimenti che facciano davvero crescere il Paese può avere un senso, ma cercare di imporre misure non universali bensì a beneficio di categorie specifiche in cambio di facile consenso è miope. Un esempio su tutti: il reddito di cittadinanza che pare fatto apposta per alimentare l'assistenzialismo del Sud senza curarne i mali. Purtroppo non è un vizio nuovo del Belpaese, abituato negli anni della prima repubblica a gonfiare il debito a dismisura. E pure gli 80 euro di renziana memoria erano figli dello stesso calcolo politico e non di una pianificazione rigorosa, ma almeno premiavano chi lavora...

atagliaferro@gazzettadiparma.net