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SALUTE

Il gomito vi fa vedere le stelle? Come affrontare l'epicondilite

Un disturbo che può cronicizzarsi, se non trattato. Fra i rimedi antifiammatori, onde d'urto, riposo

di Monica Tiezzi -

05 ottobre 2018, 20:20

Il gomito vi fa vedere le stelle? Come affrontare l'epicondilite

Il braccio e l'avambraccio dolenti, le mani rattrappite, fitte insopportabili se si urta il gomito. Sono alcuni dei sintomi dell'epicondilite, comunemente detta «gomito del tennista», perché colpisce anche (ma non prevalentemente) chi, come i tennisti, lavora molto con braccia e mani. Ne parliamo con Alberto Ape, medico fisiatra della casa di cura Città di Parma.

«L'epicondilite - spiega lo specialista - è una patologia del gomito che interessa principalmente il muscolo estensore radiale breve del carpo e la sua inserzione ossea sull'epicondilo omerale. Le cause sono prevalentemente degenerative microtraumatiche. I sintomi includono un forte dolore locale, spesso cronico nel tempo, e la difficoltà nell'eseguire alcuni movimenti, come quelli del polso, e flettere o estendere il braccio».

La definizione di «gomito del tennista» non deve però trarre in inganno.

«Nella comune pratica clinica è facile trovare frequentemente questa patologia in persone che svolgono attività lavorative o sportive ripetitive nel tempo, ma anche in chi non svolge attività occupazionali particolarmente pesanti. Bisogna infatti ricordare - spiega Ape - che il muscolo interessato viene sollecitato per qualsiasi movimento del polso e della mano, anche il più semplice, come scrivere, digitare su una tastiera, girare una chiave, guidare. A questo livello le sollecitazioni sono alte per qualsiasi tendine proprio per il gradiente di tensione tra osso e tendine e per la notevole resistenza delle fibre che penetrano l'osso, come le radici nel terreno».

Le cause del disturbo non sono ancora del tutto chiare: «Non è ancora nota la ragione per cui questo disturbo interessi solo quel particolare tendine e non altri del medesimo distretto - dice Ape - Oltre alla sollecitazione meccanica esiste però certamente anche una predisposizione locale ed individuale a sviluppare la malattia. E oltre all'epicondilo il processo infiammatorio può interessare la parte interna del gomito, in questo caso si parla di epitrocleite o “gomito del golfista”».

Quando si manifesta e come si fa la diagnosi?

«La fascia di età più colpita è quella che va dai 30 ai 50 anni, indistintamente uomini e donne, ed è alto il rischio di recidive. Il dolore nelle prime fasi è spesso trascurato o curato in modo inadeguato. L'esame del paziente, il dolore sull'epicondilo o sull'epitroclea nell'eseguire alcuni movimenti, la palpazione dolorosa dell'epicondilo, alcuni test semeiologici specifici e gli esami strumentali, come l'ecografia, radiografia, Tac e risonanza magnetica, permettono di fare la corretta diagnosi».

I rimedi?

«Antiinfiammatori topici o sistemici, terapie fisiche, mesoterapia e infiltrazioni locali con steroidi sono le terapie più comuni. Oggi sempre più frequentemente si usano le onde d'urto focali, che rappresentano la terapia non cruenta che offre più percentuali di successo per guarire tale patologia, sia essa rappresentata dalla semplice infiammazione del tendine che dalla concomitante presenza di depositi calcifici. Nella maggior parte dei casi sono sufficienti tre sedute di onde d'urto focali per risolvere o attenuare il dolore, con la ripresa funzionale ed il ritorno alle normali attività».

Cure: Biusturi solo in pochi casi, ma fisioterapia e stretching
Cuochi, imbianchini, musicisti, baristi, sarti, carpentieri, barbieri e parrucchieri sono alcune fra le categorie più soggette all'epicondilite, assieme a tutti coloro che passano molte ore davanti al computer e usano il mouse.
Solitamente i sintomi peggiorano di sera e diventano più intensi per entità e durata. Se non si interviene sull’infiammazione, il gomito può gonfiarsi e apparire caldo e arrossato. La tumefazione indica spesso un versamento di liquido sinoviale interno.
Una delle cause principali dell'epicondilite sono i movimenti meccanici e ripetuti, ma un’altra possibile causa, spesso sottovalutata, è la compresenza di problemi al rachide cervicale, tra cui forme di artrosi o ernie con infiammazione che si estende alle altre articolazioni.
La prima cura per l’epicondilite è il riposo, in particolare lo stop all’attività che si presume abbia scatenato l’infiammazione. Lo sa bene, ad esempio, l'attrice Giuliana De Sio, appassionata di tennis, che ha pubblicamente raccontato di aver sofferto per anni di epicondilite ma di non aver mai smesso di giocare, finché il braccio si è «paralizzato».
Le infiltrazioni di cortisone nella zona infiammata, un tempo molto comuni, oggi sono meno praticate perché possono indebolire i tendini. Si preferiscono infiltrazioni di acido ialuronico o di concentrati piastrinici per favorire la rigenerazione delle cartilagini. Fra i trattamenti disponibili ci sono anche laser, ultrasuoni o onde d’urto.
Tuttavia, a queste cure «passive» si dovrebbero associare cure riabilitative funzionali che prevedono l’attiva collaborazione del paziente. La fisioterapia non solo permette di recuperare la funzionalità del braccio, ma di prevenire le frequenti recidive. Seguendo il programma di riabilitazione specifico, è possibile correggere il movimento ripetitivo che ha generato l’epicondilite, anche modificando le proprie abitudini, la posizione o gli strumenti di lavoro, e rinforzare la muscolatura del braccio con esercizi di stretching.
La soluzione chirurgica rappresenta l'ultima opzione per un numero limitato di casi, quelli in cui tutti gli altri trattamenti siano risultati inefficaci.
Infine, se c'è il sospetto che concausa del problema sia una infiammazione al rachide cervicale – le prime sette vertebre della colonna, all’altezza del collo e della nuca - per evitare il fallimento delle terapie si dovrà intervenire, sia con la ginnastica posturale che con i trattamenti antinfiammatori, anche su questa sindrome.