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EDITORIALE

Le inutili polemiche e la vera sfida sui migranti

di Domenico Cacopardo -

05 ottobre 2018, 15:09

Le inutili polemiche e la vera sfida sui migranti

Il caso di Mimmo Lucano, sindaco di Riace agli arresti domiciliari, acuisce le tensioni quotidiane riproponendo la frattura verticale tra favorevoli o avversari dell’immigrazione. Si sono già mobilitati i difensori tout-court, per i quali l’immigrazione è un bene e a essa deve corrispondere l’accoglienza piena e incondizionata. Una posizione perdente per una serie di ragioni, la prima delle quali è il rifiuto della stragrande maggioranza degli italiani.

Quanto alla giustizia, abbiamo invocato il rispetto delle decisioni dell’autorità giudiziaria, anche le più assurde e contestabili, evocando una sorta di divieto di critica, ancorché civile e rispettosa. Ora, nel momento in cui l’autorità giudiziaria di Locri (zona ad alta intensità mafiosa, cioè ‘ndranghetista) decide di sottoporre Mimmo Lucano alla misura cautelare degli arresti domiciliari (per il pericolo dell’inquinamento delle prove, data la sua posizione di capo dell’amministrazione comunale) risulta fuor d’opera criticarla, riproponendo il sindaco ai domiciliari come simbolo nazionale dell’accoglienza. O di una presunta e indimostrata santità. Occorrerebbe aspettare, prima di riempire i social dell’hastag «Io sto con Mimmo», cosa accadrà nelle prossime ore o giorni nel tribunale della libertà chiamato a decidere su: associazione a delinquere; illegale affidamento dei servizi di accoglienza; concorso in concussione; ingiusto vantaggio patrimoniale (di assistiti soci di cooperative) di malversazione sotto la forma del peculato per distrazione, l’utilizzo a un certo scopo cioè di fondi stanziati per altra finalità; truffa aggravata; falso ideologico. Poiché il gip ha respinto queste accuse (accogliendo quelle di favoreggiamento dell’immigrazione e di illegale affidamento dei servizi di gestione dei rifiuti) il tribunale dirà una parola decisiva sulle polemiche in corso.
Ciò che andrebbe posto sul tavolo è la presenza di centinaia di migliaia di illegali, il cui riaccompagno a casa appartiene alle illusioni propagandistiche, visto che non c’è un censimento e che i paesi di origine rifiutano di riprenderli a meno che l’Italia offra paccate di euro. Non resta quindi che la definizione di un piano di normalizzazione (levare dalle strade decine di migliaia di persone ciondolanti nelle piazze e nei bar; di pusher; di vittime del caporalato del Nord, del Centro e del Sud) accompagnato dalla chiusura totale e temporanea delle frontiere (e degli accessi illegali). Proporre corsi (obbligatori) di formazione alla lingua italiana, di istruzione civica e di addestramento all’esercizio di un mestiere. Un progetto per trasformare una massa dolente e disperata, alla quale si può prestare solo soccorso di carità, in forza lavoro integrabile nelle nostre aziende e, comunque, nel sistema produttivo. Se e quando prevarrà il realismo, questa risulterà l’unica strada possibile.