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IL DISCO

"Nightflight to Venus": Babilonia, Rasputin e altre storie targate Boney M.

di Michele Ceparano -

06 ottobre 2018, 08:00

“Nightflight to Venus”, che quest'estate ha compiuto quarant'anni, fu un disco che fece epoca. Terzo album in studio di un gruppo famosissimo anche in Italia, i Boney M.,  arrivò sull'onda di dischi che nel Belpaese avevano già  fatto sfracelli grazie a brani come “Daddy cool”, “Ma Baker” (personaggio realmente esistito, diede vita a una banda di rapinatori assieme ai figli e venne uccisa nel 1935 durante una sparatoria con l'Fbi) o “Belfast”, che parlava delle divisioni della città dell'Irlanda del Nord. Insomma, i Boney M. sono stati l'esempio di come, anche attraverso disco music e pop,  si potessero raccontare storie e affrontare temi interessanti.
“Nightflight to Venus” fu comunque un successo mondiale che consacrò il quartetto creato dal produttore Frank Farian. Fu proprio quest'ultimo a rivelare di aver prestato  la propria voce al maschio del gruppo, il ballerino dei Caraibi olandesi Bobby Farrell, da molti considerato  l'"ugola" dei Boney M. Farrell che è scomparso nel 2010 a 61 anni, ci ha messo però la sua grande presenza scenica fatta di movimenti scatenati e piroette che, chi seguiva la musica in tv nell'Italia della fine degli anni Settanta, sicuramente ben ricorderà. Così come non potrà dimenticare le tre vocalist: le giamaicane Liz Mitchell e Marcia Barrett e la caraibica Maizi Williams. Belle voci e bellissime donne, fecero sì che i Boney M. diventassero un mito. “Nigthflight to Venus” venne trascinato da brani immortali come “Rivers of Babylon”, una cover del pezzo reggae del 1970 del gruppo The Melodians sul testo del salmo 137 della Bibbia e ”Rasputin”, scritta da Farian, sul misterioso mistico russo che ebbe molta influenza sullo zar Nicola II. Un brano avvolgente che si può ancora ascoltare alla radio nonostante siano passati 40 anni.  Descritto anche come un grande amatore (“lover of the russian queen”), Rasputin viene raccontato dai Boney M. anche come una vera e propria “macchina da guerra”. Uno  che non muore neppure quando i suoi nemici provano ad avvelenarlo. Una bella canzone che ha fatto la storia del pop. Ma non sfigurano neppure   pezzi come “Brown girl in the ring” e la cover di “Heart of gold” di Neil Young, pezzo leggendario del cantautore canadese reinventato magistralmente dai Boney M.