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I tabianesi: «Il paese è trascurato .Gli immigrati? Non ci fanno paura»

Nel centro termale verso la fine della stagione: l'emergenza profughi sembra cessata I curandi: «Ottime le terapie alle Terme, purtroppo non c'è molto da fare dopo le cure»

di Simona Gonzi -

09 ottobre 2018, 00:55

I tabianesi: «Il paese è trascurato .Gli immigrati? Non ci fanno paura»

Dopo le polemiche dello scorso anno sui numeri dei migranti presenti a Tabiano Bagni, ospiti in alcune strutture alberghiere convertite in centri d’accoglienza, tema arrivato alle cronache anche di alcuni quotidiani nazionali, siamo tornati nella cittadina termale per ascoltare i tabianesi e le loro sensazioni in chiusura di stagione.

Dalle parole degli intervistati è emerso che il problema migranti viene vissuto con meno apprensione, assestati quest’anno dall’attivazione della Sprar, ma cresce la preoccupazione per le terme e il paese. «Tabiano sta morendo, trent’anni fa era un fiore all’occhiello con una clientela che spendeva», è lo sconforto di Rita Verdicchia, parrucchiera. «Adesso non si offre niente ai turisti che si lamentano perché finite le cure non sanno cosa fare. Manca l’animazione, il paese non è curato e sembra abbandonato».

Qualche spunto da Loredana Marcotti, titolare di un negozio: «Bisogna cambiare la mentalità per andare incontro alle esigenze di tutti. Gli orari dello stabilimento termale andrebbero allungati nel serale per dare la possibilità anche agli abitanti della zona di venire a fare le cure, offrire più eventi, fare dei mercati come negli altri paesi, avere più gente in giro e anche i negozi potrebbero restare aperti. Anche l’ufficio turistico è troppo decentrato, dentro alle terme farebbe più informazione».

Incertezza sul futuro per Loretta Gambazza, proprietaria di un affittacamere: «Tabiano la vedo sempre peggio, non c’è ricambio nel termalismo e i clienti storici vengono sempre meno. Dispiace vedere un paese che lentamente sta morendo, non sono stati organizzati eventi, c’è stato un cambiamento radicale. Spero si torni a puntare sulle acque che sono le migliori d’Europa ma se guardo avanti non sono tranquilla e mi chiedo dove si andrà a finire».

Accento sulle potenzialità del centro termale per Claudio Gatti, pasticcere orientato oltre i confini del paese: «Tabiano è come una Ferrari che non funziona. Acque e territorio che non vengono sfruttati. Vent’anni fa ho iniziato a esportare i miei prodotti in tutt’Europa con la Food Valley, quest’anno inizio con l’Australia... Ho creato un’immagine diversa, puntando sul territorio. Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza». Fausta Giacobbi, pensionata ed ex tecnica di laboratorio, invece riflette sulla vendita delle acque termali: «L’elemento più prezioso è l’idrogeno solforato che è volatile e si disperde perdendo d’efficacia. Le acque devono restare a Tabiano e non essere vendute in tutt’Italia». Tra gli albergatori, Claudio Lupini rileva un andamento al ribasso delle presenze: «Tutti gli anni c’è un calo costante dei curandi, non c’è ricambio, si fa poca pubblicità e non si richiamano ospiti dalle grandi città».

Tra gli ospiti in cura c'è Milena Viviani, dalla provincia di Arezzo: «E' la mia prima volta qui e mi sto trovando benissimo, sia con le terapie che con il personale delle terme molto gentile. Purtroppo non c’è molto da fare dopo le cure, poca gente in giro e poca animazione ma avendo l’auto sto scoprendo il territorio, molto bello». Angela Raffaini, viene aTabiano da San Secondo con il pullman della salute, il servizio di trasporto gratuito dal territorio: «Se dovessi pensare di prendere la macchina per dodici giorni e fare avanti e indietro non lo farei ma con questo servizio posso fare le cure», commenta.