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LIBRI

Carlo Lucarelli: «De Luca indaga nell'Italia del '43, un periodo storico pieno di misteri»

di Francesco Mannoni -

09 ottobre 2018, 18:19

Carlo Lucarelli: «De Luca indaga nell'Italia  del '43,  un periodo storico pieno di misteri»

Nel suo ultimo romanzo «giallo» storico - «Peccato mortale» (Einaudi) - lo scrittore Carlo Lucarelli, nato a Parma, ma che da sempre vive vicino a Bologna, cala, in un’epoca incerta, ancora oggi oggetto di indagini e studi, uno dei suoi personaggi più noti, il burbero commissario De Luca.
Un cadavere con la testa mozzata è ritrovato da De Luca e dai suoi uomini nella casa di un Borsaro nei dintorni di Bologna il 24 luglio 1943, chiara metafora di un’Italia che il fatidico 25 luglio si sarebbe svegliata senza più il capo del governo fascista.
Un ritrovamento che complica la vita e scombina tutti i programmi di De Luca.
L’inizio di una vicenda che aprirà varchi inconsueti e svelerà insospettabili magagne in cui sono coinvolti politici in camicia nera ed eminenze grigie del sistema.
«Avevo un’idea vaga di quel periodo – ammette Lucarelli - ma mi attraevano i problemi drammatici di quegli anni di guerra civile e il terrore di gente stretta nella morsa delle necessità del 1943, non molto raccontate dai romanzi. C’è un film di Luigi Comencini “Tutti a casa ” del 1960, che le narra molto bene, ma nei libri no. La scoperta di quel periodo ha influito direttamente sulla concezione del romanzo».
Che cos’ha di eccezionale ai suoi occhi quel periodo confuso e turbolento della storia italiana?
«Sappiamo che quello è un momento storico per l’Italia: nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 Mussolini fu deposto diventando l’ex capo del governo, e la gente che allora andava a letto presto non seppe niente fino al mattino. Nella notte l’Italia era cambiata, ma la gente non si rese conto subito di quello che era successo, perché ognuno di noi di fronte alla grande storia ha le piccole storie del suo privato che ci sembrano più importanti. É così anche per De Luca che si trova di fronte a un morto al quale hanno mozzato la testa».
Quel morto preoccupa tanto De Luca per via di una macchia nel suo passato?
«De Luca rimugina su chi l’ha ammazzato, perché l’hanno ucciso e perché gli hanno tagliato la testa. Uno sfregio, un segnale? In quel momento stanno morendo tante persone al fronte perché l’Italia non è più alleata dei tedeschi, quindi che importanza potrebbe avere un cadavere in più? Ma lui non si ferma a pensare al momento storico particolare che forse richiede anche un suo impegno politico: lui ha il morto ammazzato, deve scoprire chi l’ha ucciso e per questo paga pegno. Ma non diciamo di cosa si tratta».
Il delitto avviene nell’ambito della malavita dedita al mercato nero: che cosa ha rappresentato questa attività durante la guerra?
«Il mercato nero aveva una funzione importante, ed era tollerato perché altrimenti la gente sarebbe morta veramente di fame. Questa, secondo me, è una caratteristica indicativa del regime ma anche del periodo storico: dovremmo far rispettare le leggi ma non possiamo farle rispettare, se no qui salta tutto per aria. Sono delle questioni storiche che coincidono anche con fatti italiani più recenti.»
De Luca intuisce subito cosa c’è dietro il delitto?
«Le deduzioni di De Luca sono quelle di un poliziotto bravo e quindi uno che scopre e sa muoversi bene nella prassi poliziesca: sa interrogare (come Sherlock Holmes), sa dove cercare e come muoversi; ma il suo vero problema è che è all’interno del periodo storico e della situazione socio politico in cui l’ho messo, non può fare ciò che ha in mente. In un giallo normale in due giorni avrebbe capito chi era l’assassino e l’avrebbe arrestato, ma qui le cose sono più complicate».