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ECONOMIA

Parma come Wimbledon? La vocazione internazionale del Ducato

di Franco Mosconi* -

09 ottobre 2018, 19:28

Parma come Wimbledon? La vocazione internazionale del Ducato

Wimbledon è il più affascinante torneo di tennis del mondo. Ma che cosa intendiamo con “effetto Wimbledon” quando parliamo di economia? Fu il compianto Tommaso Padoa-Schioppa, un grande europeista, a coniare l’espressione: “Che cos’ha Wimbledon di veramente inglese?”, si domandò. Egli rispose: “Solo il luogo, e una parte dell’esiguo pubblico fisicamente presente, mentre centinaia di milioni lo seguono alla televisione da tutto il pianeta. Il Club punta a organizzare il miglior torneo del mondo”. L’idea di Padoa-Schioppa era quella di affermare il passaggio – nell’era della globalizzazione – “dall’autosufficienza all’interdipendenza” fra gli Stati.

La domanda, dunque, diviene: come si declina l’«effetto Wimbledon» lungo la Via Emilia? In molti modi giacché si tratta di un’economia regionale che dell’apertura verso i mercati internazionali ha fatto la sua cifra distintiva. Due evidenze: l’Emilia-Romagna vanta, in Italia, il record delle esportazioni pro-capite (oltre 12.500 euro a persona); essa rappresenta un vero e proprio crocevia nei flussi di investimenti diretti esteri (Ide) sia «in entrata» che «in uscita».
Se a Bologna sono prevalenti i capitali giunti dagli Stati Uniti (Philip Morris) e dalla Germania (Audi-Vk), qui a Parma la leadership va al capitale francese (Crédit Agricole e Lactalis, per citare i due casi principali). Possiamo forse affermare che l’arrivo degli stranieri sotto le Due Torri e nella Città Ducale abbia significato il progressivo svuotamento delle attività acquisite? E’ vero il contrario, e il caso di Parma appare particolarmente istruttivo.

Crédit Agricole Cariparma - espressamente citata fra le eccellenze italiane sulla prima pagina del Corriere della Sera (26 agosto) - è oggi un Gruppo bancario fra i primi del Paese e fa parte, a sua volta, di uno dei principali Gruppi bancari a livello internazionale. Dal 2007 a oggi, partendo dall’originale nucleo di Cariparma, una lungimirante strategia di crescita - condotta per linee sia interne che esterne - ha portato ad ampliare il perimetro del Gruppo, che oggi comprende altre banche con un forte radicamento territoriale nel Nord-est, in Liguria, in Romagna. Sono «quattro i miliardi di euro investiti in istituzioni finanziarie italiane negli ultimi venti mesi», ha affermato di recente l’ad Giampiero Maioli.
Il secondo esempio parmense ci porta a Collecchio. Parmalat dalla nuova proprietà francese è considerato uno dei suoi tre marchi internazionali, insieme a quello dei formaggi francesi (Président) e dei formaggi italiani (Galbani). Lactalis è il primo produttore al mondo di prodotti lattiero-caseari e il 15esimo gruppo agroalimentare mondiale con oltre 18 miliardi di euro di fatturato e con una presenza che copre tutta l’Europa (59% del giro d’affari), gli Stati Uniti (22%), l’Africa e il Medio Oriente (6%), l’Asia e l’Oceania (13%).

La vocazione internazionale dell’economia parmense è poi grandemente rafforzata dagli Ide in uscita: la strategia, cioè, che porta a costruire ex-novo fabbriche, o acquisirne di esistenti, all’estero. Barilla, Chiesi, Dallara hanno condotto in porto, negli ultimissimi anni, operazioni assai rilevanti. La città nel suo insieme - cuore della Food Valley - ha poi ottenuto alla fine del 2015, prima in Italia, il riconoscimento di Città Creativa Unesco per la Gastronomia.
L’economia parmense, insomma, un po’ come il Club di Wimbledon, deve ambire a organizzare uno dei «migliori tornei del mondo» in campi quali l’agroalimentare di qualità, la meccanica avanzata, la finanza al servizio di famiglie e imprese. Spesso i «giocatori» (leggi: i proprietari) sono italiani, emiliano-romagnoli, parmigiani/parmensi. Accade, nell’economia d’oggi, che alcuni giocatori giungano da oltreconfine: se conserveranno saldi legami col territorio, a trarne giovamento sarà tutta l’economia locale, regionale, nazionale.
* Professore associato di Economia industriale, Università di Parma