Sei in Archivio

DONNE

Single e felici: tre storie parmigiane

di Monica Rossi -

09 ottobre 2018, 12:52

Single e felici: tre storie parmigiane

Alzi la mano chi non ha amato Bridget Jones. Indiscutibilmente deliziosa, fino a pochi lustri fa, questa trentenne non accasata sarebbe stata bollata come «zitella» e le convenzioni sociali non avrebbero permesso che potesse ritenersi appagata. Oggi, invece, zitella non è! È «single», ha deciso di lasciare il principe azzurro alle sorellastre (!) e si gode la vita. Non a caso i sondaggi (come quello della britannica Mintel, ad esempio) rivelano che la percentuale di donne single che si dichiara felice di esserlo è in crescita. Dalle ricerche si evince anche che la «singletudine» non conosce età. Ci sono le ventenni che scientemente danno la precedenza a studio, divertimento, sport, amicizie; le trentenni che scommettono sulla carriera; le quaranta e cinquantenni che in giornate di «sole» 24 ore ci infilano l’impossibile e, se hanno figli, anche scuola, attività extrascolastiche, compleanni, chat di classe.

Ecco allora cosa pensano di sé tre single che crediamo possano raggruppare tre diversi stati di singletudine.

LIDIA: PER IL CUORE C’È  TEMPO
«Io sono felice», dichiara sicura di sé Lidia Barbieri, ventenne, sportiva e iscritta a Scienze della formazione all’Università di Parma. Giovanissima, Lidia non ha dubbi. «Ho vissuto una storia un po’ difficile, ma mi ha permesso di crescere e di capire che prima di amare una persona bisogna amare se stessi ed essere felici con se stessi, altrimenti si carica troppo l’altra parte fino a logorarla. Non sono una mela a metà e non ho bisogno di qualcuno per essere intera. Sì, sono giovane, ma posso già dire che da single sono molto più serena, mi arrabbio meno e soprattutto ho meno ansie. E poi, ho più tempo per me stessa, per gli amici e per coltivare le mie passioni. Se ogni tanto ho qualche problema, mi basta una serata tra amiche con una buona bottiglia di vino!».

ANNABELLA: FELICEMENTE MAMMA SINGLE
«Sono single per necessità: la necessità di occuparmi a tutto tondo di me stessa, e di mia figlia, perché sono esigente - dichiara Annabella Cappa, quarantaduenne, portalettere -. Sicuramente la mia unica esperienza mi ha dato la conferma di quanto sia poco propensa alla convivenza e alla condivisione dello spazio. Non mi va di essere giudicata perché indugio sul divano o perché esco ed entro senza orari precisi per il pranzo o la cena. Ammettiamolo, gli uomini vengono ancora cresciuti troppo come figli e non come compagni. Pare che l’evoluzione della specie abbia fatto loro perdere il pollice opponibile! Io parto dal presupposto che tutte le relazioni umane (e soprattutto le convivenze) siano impegnative, non solo quelle con la “dolce metà.” Mentre con mamme, amiche e parenti in genere le relazioni sono alla pari, con un uomo no: lo stereotipo “donna/casa” e “uomo/sport-bar-divano” mi sembra spesso imprescindibile».

Ecco perché Annabella preferisce occuparsi di se stessa, di sua figlia e delle sue gatte. «Animali dal perfetto senso di indipendenza!». E vive felice. «Libera dal dover corrispondere a un’idea collettiva di “compagna-moglie”. La mia vita è appagante quando posso fare ciò che mi va senza doverne rendere conto. Certo, economicamente è più difficile e ammetto di avere momenti di solitudine, ma passano veloci e il gioco vale la candela!».

CATIA: LIBERA DUNQUE  FELICE
«Sono una single “sneet” (più o meno: né fidanzati né a caccia né in flirt, ndr). Non volendo scendere al compromesso di una vita di coppia con un “adolescente invecchiato“, ho deciso di vivere godendo della possibilità di essere libera - si racconta Catia Battoglia, informatica, classe 1966 -. No a condizionamenti, no a noiosissimi impegni obbligati, no a ciò che non condivido. Sì, invece, a tutte le opportunità che la vita mi può offrire. L’assoluta libertà, pratica e di pensiero, che mi permette l’essere single fa sì che ogni giorno sia una meravigliosa incognita tutta da costruire, magari di ora in ora e senza paletti. La mia vita è un “posto” appagante ed entusiasmante. Faccio, nel limite del possibile, ciò che mi va: viaggiare, conoscere persone nuove e stimolanti, leggere, andare a mostre e concerti. Mi occupo di me stessa e di quello che desidero».

Insomma, il messaggio pare chiaro: per affrontare streghe cattive, draghi paurosi e diabolici mostri, se lo vogliono, le donzelle di oggi fanno da sé. Con buona pace del principe azzurro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA