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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

I sacchi neri nella soffitta

di Monica Borettini -

14 ottobre 2018, 15:52

I sacchi neri nella soffitta

“Si sposa Liana”, dice la mamma al telefono, felice di darmi questa notizia. Nella sua voce, quella delle buone notizie, percepisco il suo apprezzamento e un po’ il suo atto di accusa nei miei confronti. “C’est a dire”, “hai visto? Pure lei ha deciso di fare il grande passo e di conseguenza ormai non resti che tu. E’ arrivata la bomboniera di cristallo: un cavallino di Murano! Il marito possiede un allevamento di purosangue lo sai vero?” Continua la mamma. “Lo so mamma lo so”, dico distratta mentre controllo le mie unghie rosso lacca: perfette.
Poi mi liscio la gonna sui fianchi smaniosa di troncare la comunicazione: ho fretta. Mi aspettano al lavoro. Mentre parla , tuttavia, mi lascio invadere dai ricordi condivisi con quella cugina lontana che non vedo da anni . Era così bella, la ricordo con nitidezza. Il suo volto di gardenia rosea mi appare emerso come da una nebbiolina puntiforme. Capelli biondi, delicati e gli occhi: due mandorle verdi capaci di saette e lampi, su un corpo lieve e proporzionato. Un angioletto che mi faceva compagnia nonostante i tanti anni di differenza quando andavo in vacanza dagli zii di Venezia. Era molto bello passeggiare con lei: la guardavano tutti per la sua eleganza ma anche credo, per le gambe lunghe e affusolate che si portava in giro spesso scoperte. Anche se avevo 6 anni ricordo bene il barista che non ci faceva mai pagare per il gelato o i pasticcini. Non solo, c’era il ragazzo del luna park che le teneva la mano mentre io facevo tanti giri tra le luci vorticanti e un po’ pacchiane della sua giostra dei cavalli. Una ragazzina un giorno mi aveva detto con aria di sfida,” ma tu non scendi mai?” E un po’ mi ero sentita in colpa ad occupare spesso il posto in carrozza oppure sul cavallo bianco, quello più alto con la sella all’americana dipinta di rosso vivo e il pomolo d’argento. Era una sensazione molto diversa da quella che provavo quando attraversavo la strada polverosa e le erbacce dei cortili delle case del mio piccolo e dimenticato paesino padano. Che differenza soppesavo, nell’osservare la sua piazza immersa nel brontolio del nulla! Che festa invece era quando si partiva per quella breve vacanza! La zia, sua madre che aveva un forno profumato di pane antico mi accoglieva con un abbraccio e la torta alle fragole appena fatta, solo per me! La nonna che mi accompagnava in quella gita, era sempre a dieta e quindi l’assaggiava appena: restava tutta per me e Liana. Mi tornano in mente i sacchi neri delle immondizie nella soffitta degli zii: zeppi di denari fino all’orlo. Ogni tanto la zia ci mandava di sopra a fare scorta così lei pagava le bollette, i fornitori e noi giù di abitini frou-frou e bambole per me. Che bello era infilare la manina dentro alle banconote, alle monete argentate da 100 lire: un’immagine che non sbiadisce! “No, mamma non verrò a nozze. E’ tanto il timore di trovare un’altra donna: non più quella che abita il mio sogno. Sarebbe un risveglio troppo amaro ed io non voglio rinunciare a questo piccolo universo di gioia a fior di ciglia. Portale tu le mie congratulazioni.”