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L'ESPERTO

Lavoro all'estero: evitare le doppie imposizioni

di Daniele Rubini* -

14 ottobre 2018, 18:15

Lavoro all'estero: evitare le doppie imposizioni

IL QUESITO
Lavoro in Italia come medico libero professionista con partita Iva e rapporti di lavoro tanto con una clinica che con ambulatori privati. Ho ricevuto un’offerta da una clinica spagnola per un contratto di lavoro dipendente. Se mi trasferissi là per tale contratto ma continuando a tornare in Italia ogni 15 giorni per continuare le mie prestazioni da libero professionista con partita iva italiana dove e come dovrei dichiarare i miei redditi? S.P.
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Come già ricordato nei precedenti quesiti proposti sull’argomento, si considerano  residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta:
sono iscritte nell’anagrafe delle popolazioni residenti;
ovvero hanno la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 43 comma 2 c.c., cioè vi dimorano abitualmente;
ovvero hanno il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 43 comma 1 c.c., inteso come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, facendo riferimento alla generalità dei rapporti, compresi quelli di carattere familiare, sociale e morale.
Le tre condizioni sopra richiamate sono tra loro alternative; è pertanto sufficiente il verificarsi di una sola di esse affinché un soggetto sia considerato fiscalmente residente in Italia, sempreché la prevista situazione si protragga per un periodo pari ad almeno 183 giorni.
L'ARTICOLO 15 L’articolo 15 della convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Spagna regola la tassazione concorrente riguardo il lavoro subordinato. La discriminante, per capire in quale stato tassare tale reddito, è:
la presenza sul territorio italiano per un periodo almeno pari a 183 giorni;
la presenza sul territorio italiano per un periodo inferiore a 183 giorni, oltre alla necessità di iscriversi all’AIRE al fine di evitare un possibile contenzioso con il fisco.
PRIMA IPOTESI Se si verificasse la prima ipotesi, le somme percepite da lavoro subordinato dovranno essere dichiarate anche in Italia. Tale reddito verrà «cumulato» a quello derivante dall’attività di lavoro autonomo. Le eventuali imposte versate in Spagna, permetteranno di usufruire di un credito di imposta da utilizzare in Italia.
SECONDA IPOTESI Se si verificasse invece la seconda ipotesi, il reddito da lavoro dipendente sarebbe soggetto a tassazione solamente in Spagna. L’articolo 14 della convenzione contro le doppie imposizioni, riguardo il redditi da lavoro autonomo,prevede che: «I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall'esercizio di una libera professione o da altre attività indipendenti di carattere analogo sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale residente non disponga abitualmente, nell'altro Stato contraente, di una base fissa per l'esercizio delle sue attività. Se egli dispone di tale base, i redditi sono imponibili nell'altro Stato ma unicamente nella misura in cui sono imputabili a detta base fissa».
Pertanto se si superassero i 183 giorni di residenza nel territorio spagnolo, occorrerebbe verificare l’eventuale presenza o meno di una base fissa per lo svolgimento dell’attività in Italia. Questo al fine di determinare in che percentuale tale reddito debba essere tassata in Spagna e quale debba invece essere soggetta ad imposta in Italia. Se non si superassero i 183 giorni di residenza in Spagna tale reddito sarebbe soggetto ad imposta solamente in Italia.

* ErreI Commercialisti Associati.

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