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Verso della scimmia a due giocatori africani: 7 daspo a tifosi del Gallipoli

20 ottobre 2018, 20:46

Verso della scimmia a due giocatori africani: 7 daspo a tifosi del Gallipoli

In campo di ci sono due ragazzi, uno del Benin e uno del Senegal, che indossano la maglia del Mesagne, una squadra che milita nel campionato di Eccellenza. Sugli spalti gli ultras del Gallipoli, squadra dal recente passato glorioso, che li insultano: mimano i versi e la gestualità delle scimmie. Lo fanno per razzismo, secondo gli investigatori. Ma soprattutto secondo l’arbitro della partita di calcio senza la cui segnalazione a referto l’episodio sarebbe passato inosservato. Come probabilmente accade per decine di episodi analoghi che si verificano nelle periferie dell’Italia.
Dalla presa di posizione del fischietto, che ha determinato anche una multa di 500 euro per la formazione jonica, si è passati quindi al lavoro certosino della polizia: gli agenti dei commissariati di Mesagne e Gallipoli, i colleghi della Digos, hanno visionato i filmati della gara, in particolare dei tifosi sugli spalti dello stadio «Guarini» fino a giungere all’identificazione dei presunti responsabili, sette in tutto, a cui hanno contestato, con una denuncia all’autorità giudiziaria, l'ipotesi di discriminazione per motivi razziali, oltre al Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive per ogni genere per i prossimi cinque anni. A tre di loro è stato imposto dal questore di Brindisi Maurizio Masciopinto l’obbligo di firma per un anno. I fatti risalgono al 16 settembre scorso.
All’arbitro non sfuggirono i continui ululati e mugugni che provenivano dal settore ospiti. Non sfuggì neanche la ragione di quel continuo rumoreggiare. La partita successiva, in quel di Gallipoli, si giocò a porte chiuse proprio per via delle sanzioni inflitte alla formazione jonica.
La polizia ha poi chiuso il cerchio: ad agire sarebbero stati sette supporter, tutti giovani compresi tra i 20 e i 31 anni, alcuni dei quali con precedenti di polizia. Dovranno ora difendersi anche in sede penale dall’accusa di aver destinato insulti razzisti agli avversari. A quanto si apprende dalle questure interessate, l’intervento è stato piuttosto duro anche per via di alcuni precedenti disordini che erano stati provocati dalla tifoseria gallipolina in occasioni precedenti: dalle contestazioni contro la società dell’agosto scorso, quando fu acquistato un giocatore che aveva militato in una squadra «rivale», ai cori inneggianti alla violenza e al lancio di petardi verificatosi durante la gara casalinga contro l’Avetrana (Taranto).