Sei in Archivio

Tribunale

Truffa e usura: Aldo Pietro Ferrari condannato

26 ottobre 2018, 08:01

Truffa e usura: Aldo Pietro Ferrari condannato

Roberto Longoni

La corona di Re Mida di Madurera l'aveva persa da tempo, come del resto l'onorificenza di cavaliere, revocata per «indegnità» nel 2015, dopo aver resistito 35 anni nonostante tutto. Ora, il «titolo» del quale avrebbe fatto volentieri a meno giunge con il sigillo di un verdetto: Pietro Aldo Ferrari è stato condannato a 6 anni e un mese e al pagamento di 13mila euro di multa e a decine di migliaia di euro di risarcimenti ai quali se ne aggiungono 17.800 di rimborsi processuali alle parti civili. Sentenza di primo grado, gravata dalla recidiva, e che molto probabilmente non avrà seguito (ma non per la parte relativa all'aspetto pecuniario), visto che la prescrizione incombe. Comunque pur sempre una condanna: per usura, truffa ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria, oltre che per contraffazione di sigillo.

Il 73enne «faccendiere con il gilet di pelle» è stato invece assolto da una seconda imputazione di usura, mentre per altre accuse di truffa il collegio presieduto dal giudice Gennaro Mastroberardino ha dichiarato di non doversi procedere per l'avvenuta prescrizione. Il fattore tempo ha giocato in favore non solo del principale imputato, ma anche degli altri 11, provenienti da diverse parti d'Italia, a giudizio con lui.

Un processo che in realtà faceva per tre: al fascicolo principale se ne sono associati altri due. Decine e decine le vittime, mentre servono sei zeri per scrivere la cifra complessiva delle truffe comprese dai fascicoli. Le gesta del «faccendiere» in Bentley potrebbero far sorridere, se non avessero fatto piangere troppa gente. Stando ai giudici, era ai disperati che Ferrari sottraeva denaro: a chi era troppo inguaiato per ottenere prestiti attraverso i canali più garantiti. Semplice la ricetta: fare i soldi con i soldi. Ne chiedeva per «avviare le pratiche» dal costo proporzionale al progetto di finanziamento, promettendo che di lì a poco sarebbe arrivato quanto richiesto. Ma del denaro non si sarebbe sentito nemmeno il fruscio. Per molti a rischio lastrico fu il colpo di grazia.

Il primo procedimento, per il quale nel 2008 finì in carcere per quasi un mese e poi ai domiciliari per altri 5, vede Ferrari nei panni di legale (suona come una beffa) rappresentante dell'International World Investiment Loans con sede (sempre «legale», ovviamente) ad Auckland in Nuova Zelanda e altri uffici nei diversi continenti. Tutto inventato, ma con una capacità affabulatoria tale da «spremere» a dovere chi sperava in un prestito.

Delle decine di vittime, alla fine sono rimaste solo quattro parti civili. Una di queste è un'impresa edile spagnola, alla quale Ferrari è stato condannato a versare una provvisionale di 40mila euro; una da 30mila dovrà pagarla al curatore fallimentare di un'azienda reggiana. Tremila andranno a un notaio parmigiano: per la falsificazione di un timbro. «Il collegio - spiega l'avvocato Pierluigi Collura - ha ritenuto che anche la costituzione di parte civile del professionista in questa brutta e complessa vicenda fosse meritevole di una provvisionale, demandando in sede civile per la quantificazione del restante risarcimento». Anche il Comune di Parma era parte civile, a sua volta per un timbro falsificato, ma non riceverà provvisionali. E per quanto riguarda l'usura? Ferrari è stato condannato per aver richiesto interessi annui corrispondenti al 34 per cento a chi gli aveva chiesto un aiuto finanziario. La somma del prestito? Ventimila euro in tutto. Una condanna per usura (reato considerato più grave della truffa) per una cifra così bassa per l'ex Re Mida: viene il sospetto che per una volta abbia sbagliato i calcoli. Che si sia «truffato» da solo.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal